Quartiere Santo Stefano di Bologna, puntata seconda. La circoscrizione, l’unica in mano al centrodestra dopo le ultime comunali, da settimane non riesce a eleggere il suo presidente col rischio di elezioni anticipate ed è già salita all’onore delle cronache per le guerre fratricide all’interno del Pdl e per l’intromissione di ministri e parlamentari. Ora entra in gioco la Lega nord e per bocca del suo segretario cittadino, Manes Bernardini, ex-candidato sindaco per il centrodestra, lancia la sfida: “Siamo spettatori di questa sceneggiata (la Lega, alleata del Pdl, non ha però eletto consiglieri, ndr) che rischia di trasformarsi in tragedia. Se si va a elezioni anticipate faremo una lista leghista, per conto nostro”. Insomma anche a Bologna la Lega pensa a correre da sola e fa le prove di strappo.

Il Santo Stefano è alle prese con una crisi della maggioranza che sembra ormai senza uscita. Nelle circoscrizioni bolognesi il presidente lo elegge il consiglio (non i cittadini direttamente), e tre consiglieri eletti nelle file del Pdl, Mario De Dominicis, Marco Alcione e Beppe Mioni, hanno fatto mancare il loro appoggio alla candidata a presidente designata dal partito, Ilaria Giorgetti, che è sorella della moglie del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Mioni, uno dei tre dissidenti, fin da prima delle elezioni si era dichiarato contrario alla elezione della Giorgetti. Il voto contrario decisivo di De Dominicis e Alcione, invece, è figlio di una vendetta interna al Pdl bolognese. Il “padrino politico” dei due, Lorenzo Tomassini, ex Forza Italia, ex candidato a vice-sindaco, si è visto negare dai vertici del partito alcuni posti nelle commissioni del consiglio comunale. Da qui la rappresaglia nell’unica roccaforte cittadina del Pdl.

Già due votazioni sono andate a vuoto, alla terza, che si deve tenere entro il 18 luglio, se sarà fumata nera, si torna tutti a casa. Nelle scorse settimane era sceso in campo anche Sacconi, che indirettamente aveva fatto pressioni su Tomassini e i suoi uomini affinché eleggessero sua cognata. Ma lui non si è piegato e l’intervento del ministro ha forse peggiorato la situazione della cognata, che tuttavia rimane, a oggi, l’unica candidata del partito. Per bocca del coordinatore regionale del Pdl, Filippo Berselli, o la Giorgetti o nessun altro. La minaccia del presidente della Commissione giustizia al Senato è chiara: se Tomassini e i suoi non tornano nei ranghi, ci sono i probiviri a giudicare e a espellere. Il numero uno del Pdl ha però anche ammorbidito i toni proponendo una amnistia in caso di ripensamenti: “Se alla terza votazione si allineano ci mettiamo una pietra sopra”.

Ora è tutto da vedere. Mioni, il terzo dissidente, che in una situazione simile, tra le fazioni del partito in lotta, riuscì a farsi eleggere presidente due anni fa, sembra quello più impegnato a cercare di evitare il voto anticipato. A giorni ci dovrebbe essere una riunione di tutti i consiglieri Pdl: “E dovremo uscire con un altro nome: andare a elezioni sarebbe da matti”. E il nome a cui pensa Mioni, il suo, non è certo un mistero.

Intanto Manes Bernardini ironizza sui suoi quasi ex alleati nel quartiere: “Se si va a elezioni anticipate faremo una lista valida garantendo che il giorno dopo nel giro di due minuti verrà eletto il presidente senza tanti problemi”. Ancora il nome di un candidato capolista non lo fa: “Non lo faccio anche per rispetto di quella che fino ad oggi rimane la nostra candidata, Ilaria Giorgetti, e faccio il tifo per lei”. Leale, ma solo fino alla terza votazione. “Del resto”, spiega il segretario della Lega, “sono tutti consiglieri Pdl, e se non riescono ad amministrare dove hanno vinto… mamma mia!”.

Un nome molto “papabile” come candidata tra i lumbard bolognesi potrebbe essere quello di Cristina Zucchello, trevigiana (sul sito della Lega c’è scritto: “parla Veneto, Inglese e Francese”), prima dei non eletti proprio al Santo Stefano e con un ricorso pendente al Tar. La Zucchello ha infatti perduto il suo seggio per una sola, contestata, preferenza. Ma sul suo nome come possibile candidata presidente, tra i leghisti ci sono solo bocche cucite. “Parla Manes”, è la consegna per tutti.