Il 32enne Darren Weller interpreta Assange in Stainless Steel Rat

Misteri e minacce. Segreti e hacker. Uomini braccati, talpe e dossier insieme a tante, tante informazioni. Preziose notizie che vanno protette a ogni costo e per nessun motivo divulgate o messe in circolo al momento giusto. Questi sono solo alcuni degli ingredienti di una pièce teatrale tanto intricata quanto la storia del suo protagonista: quella del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange.

Dopo aver interpretato nel mondo reale il ruolo di pioniere di quella che è stata definita “una nuova era per l’informazione mondiale”, vita e opere di Julian Assange sono tornate in scena nell’opera Stainless Steel Rat, da questa settimana sul palco del Seymour Centre di Sidney.

La struttura dell’opera, ideata dal drammaturgo australiano Ron Elisha, è un sistema di scatole cinesi al confine tra realtà e finzione in cui si inseriscono i personaggi, rispecchiando l’universo di cappa e spada della storia di WikiLeaks e del suo creatore.

La trama, apparentemente semplice, è quella di un meta-film: un regista cinematografico che vuole fare un film su Julian Assange. Tra i personaggi scelti per il casting ci sono i big players della politica mondiale, come Barack Obama, il presidente russo Dmitri Medvedev e il Premier australiano, Julia Gillard.

Elisha spiega che usare questo tipo di struttura, una “finzione dentro la finzione” (appunto un meta-film, ndr), porta lo spettatore a mettere in dubbio ogni elemento della vicenda e a non fidarsi mai completamente di ciò che dicono gli attori o che viene detto su di loro.

“Ho scritto così [il copione] perché c’erano così tante informazioni contrastanti su Julian Assange – spiega Elisha – C’era di tutto su di lui, su internet e sui giornali, ma era difficile capire cosa fosse vero e cosa no.”

Dopo una scena di sesso iniziale – in cui Assange è di spalle e non mostra mai il viso – due attori introducono il tema conduttore di tutta l’opera, il dibattito verità/finzione su Assange e Wikileaks.

Ci sono le migliaia di dossier secretati che fanno il giro del mondo in pochi secondi. C’è la “Primavera araba”, che – come dice lo stesso Assange – “senza di noi non sarebbe mai avvenuta”. Ci sono le verità inconfessabili della guerra afghana e irachena, e la complicata vita privata di Assange.

Ad interpretare il ruolo di Julian è l’australiano 32enne Darren Weller, che ha studiato meticolosamente il personaggio per prepararsi all’interpretazione anche nelle fattezze fisiche, tingendosi i capelli di bianco platino. “Un giorno, stavo camminando per strada e un tipo in macchina ha abbassato il finestrino e mi ha gidato ‘Hey Julian’”, racconta Weller. “Assange ha una grande compostezza, ed è molto magro. Ha anche una voce molto bassa, baritonale, e quasi non muove le labbra quando parla. Ho passato notti intere ad ascoltarlo in cuffia, per catturare la sua musicalità.”

Il regista, Wayne Harrison, racconta come l’intento del racconto sia quello di spiegare un momento molto preciso della storia recente come il fenomeno di WikiLeaks: “Volevamo trasmettere l’essenza unica della storia, l’insieme di forze che si muovono contro Assange su scala globale. Ci sono persone che devono decidere se stare dalla sua parte o se ostacolarlo. E, non meno importante, ci sono le vicende private del protagonista che invadono lo scenario pubblico.”

Il titolo della pièce, Stainless Steel Rat, è un riferimento allo pseudonimo che lo stesso Assange utilizzò nel 2006 in sito web di incontri, OKCupid. Il nickname di Assange era Harry Harrison, autore di romanzi di fantascienza tra cui appunto, la serie Stainless Steel Rat – tradotta in italiano col titolo di “Ratto D’acciaio”.

Al momento, Assange si trova ancora in libertà provvisoria in Gran Bretagna nell’ambito del procedimento penale che lo vede imputato in Svezia per abuso ai danni di due donne. Accuse che lui respinge al mittente ritenendole “una trappola politica per incastrarlo e delegittimare il lavoro di WikiLeaks”.

I suoi legali stanno facendo di tutto per impedire l’estradizione del loro assistito in Svezia dove, dicono, “sarebbe a rischio deportazione negli Stati Uniti” – una prospettiva che, se si verificasse, potrebbe far calare il sipario una volta per tutte sul fondatore di WikiLeaks.