Segnatevi questa data: 5 settembre 2011. E’ il giorno in cui molto probabilmente Questa storia qua, primo film che ha per soggetto, protagonista e tema centrale Vasco Rossi, verrà proiettato come evento speciale alla prossima Mostra del Cinema di Venezia.

Marco Muller si è assicurato il film targato Indigo, ovvero Nicola Giuliano e Francesca Cima (i produttori di tutti i film di Paolo Sorrentino) e distribuito da Lucky Red di Andrea Occhipinti, per avere il Blasco e tutte le sue cinquantanove primavere esposte in mondovisione sul red carpet del Lido.

Mossa glamour che porta per la prima volta alla ribalta cinematografica il protagonista assoluto della canzone italiana degli ultimi venticinque anni. Anche se Vasco ha appena annunciato il suo ritiro dai palchi del rock, la sua presenza in scena è come un tocco taumaturgico per tutte quelle migliaia di fan che, unico caso in Italia, non sembrano avere distinzioni geografiche o di censo.

Il documentario diretto da Alessandro Paris e Sibylle Righetti, già autori del soggetto per i video di Gioca con me e Vieni qui, avrebbe dovuto intitolarsi Da Zocca a Los Angeles (titolo che per il Ministero dei Beni Culturali lo scorso dicembre era diventato di “interesse culturale” ma non fruitore di un contributo monetario), come lo stesso Vasco aveva annunciato a pochi illustri compagni nel post concerto del Conero del giugno scorso.

Alla fine la produzione ha però optato per un titolo più sobrio e vicino al linguaggio e alla poetica del Blasco. Questa storia qua pare essere un intimo ritratto del cantante modenese con parecchi ed inediti filmati d’epoca, brani storici a fare da corollario e un Vasco in primo piano a raccontarsi come mai ha fatto.

In anni in cui tutto stava andando verso la normalizzazione, il carrierismo, il perbenismo, Vasco, con la sua faccia da contadino, la sua andatura da montanaro, la sua voce sguaiata da fumatore, il suo sguardo sempre un po’ perso”, racconta lo scomparso scrittore Pier Vittorio Tondelli nelle note di produzione ufficiali, “Vasco diventava l’idolo di una diversità, di un farsi i fatti propri, di un non volersi irreggimentare che trovarono pronta e osannante una moltitudine di ragazzini”.

Il cinema e Vasco Rossi non sono due mondi poi così lontani. La prima traccia del contatto risale al 1988 quando il cantante appare più volte interpretando se stesso nel film Ciao ma’ diretto da Giandomenico Curi. Film interamente visionabile su youtube in undici parti  che ha per tema l’attesa di alcuni fan per il concerto di Vasco al Palaeur. Tra questi si riconoscono Claudia Gerini ancora diciottenne e Lorenzo Flaherty ancora agli esordi.

Le apparizioni “fisiche” però scompaiono, mentre si erano già fatto strada il Vasco compositore di colonne sonore o prestatore di suoi brani per arricchire decine di film italiani. Sono i Vanzina ad inaugurare la musica di Vasco al cinema con Vita spericolata sparata a mille in Vacanze di Natale (1983), tocca poi a Carlo Verdone commissionare a Vasco e Gaetano Curreri la colonna sonora di Acqua e sapone (sempre ’83) e poi da solo Vasco per l’intera soundtrack di Stasera a casa di Alice (1990) sempre per la regia di Verdone.

Quanti anni hai è invece il leitmotiv de Le chiavi di casa (2004) diretto da Gianni Amelio, mentre Un senso (appositamente composta per il film) è lo straziante accompagnamento di Non ti muovere (2004) per la regia di Sergio Castellitto. Infine è Anima fragile ad essere cantata con rabbia da Elio Germano ai funerali della moglie morta ne La nostra vita (2010) di Daniele Luchetti.

Di Albakiara (2008), memorabile flop di critica e pubblico, zeppo di brani di Vasco, girato in buona parte su set emiliano-romagnoli, meglio tacere anche se Paris e Righetti sono usciti da quel set: lui segretario di edizione, lei assistente alla regia.

Questa storia qua uscirà nelle sale il 7 settembre e se si va sul sito www.questastoriaqua.it si può attendere la fine del countdown (tra dieci giorni circa) per la visione del trailer.