Per la terza volta in due settimane sotto al Comune di Parma si sono viste scene da vecchia tangentopoli. Forse di più che le monetine a Craxi. Ieri pomeriggio, in occasione del consiglio comunale, centinaia di persone che definire  indignate è poco, si sono date appuntamento sotto ai portici del Grano per chiedere a gran voce le dimissioni del sindaco Pietro Vignali dopo lo scandalo corruzione che ha investito il Comune e le società partecipate.

Più contenuta nelle dimensioni e nei mezzi ‘ad effetto’, la protesta si è comunque fatta sentire: alle uova e alle monete si sono sostituite pentole, fischietti, sirene. E anche se non si sono raggiunti gli oltre mille dissidenti che si auspicavano negli appelli su internet, la protesta ha decisamente colpito un’altra volta: polizia, carabinieri e vigili urbani hanno dovuto presidiare il Comune onde evitare conseguenze. E la voce degli ‘indignati’ si è fatta sentire eccome, per quanto Vignali non abbia ancora ceduto.

Oggi la protesta era meno organizzata. Gruppi studenteschi e anziani – forse anche per l’ora in cui è iniziata, ovvero alle 16.30, quando tutti lavoravano – l’hanno fatta da padrone. E così mentre le casalinghe parmigiane protestavano con pentole e mattarelli, i giovani mostravano i gadget distribuiti dallo staff del sindaco durante la scorsa campagna elettorale, come la cintura con il logo ‘Sindaco Simpa’. Lo stesso staff che ora si ritrova dietro alle sbarre. Perché per quanto Vignali abbia da sempre organizzato feste e sfilate di moda, prima come pierre di discoteche, poi per sostenere il proprio consenso elettorale, il mondo dei giovani non l’ha mai capito: “Sono anni che gli abbiamo proposto alcune delibere per sostenere il mondo universitario – spiegano Mirko Petronelli e Raffaele Stoppa, del gruppo sinistra universitaria -, ma non ha mai fatto niente: avevamo bisogno di aule studio, di card con agevolazioni per i vari servizi. Ma la comunicazione che usciva dal Comune riguardava solo feste in piazza: nessuno studente era a conoscenza dei propri diritti e dei servizi che lo interessavano”.

E così, un altro pomeriggio di passione per le forze dell’ordine, costrette a sorvegliare giovani e meno giovani scatenati al ritmo di ‘Te ne vai o no’ o ‘dimissioni, dimissioni’ per concludere con ‘Chi non salta, un ladrone eh’. Che per fortuna, oggi, hanno transennato il Comune evitando inutili cariche sulla folla. Ad alcuni giovani è venuta anche l’idea di portare la frutta: “Perché ormai il Comune è arrivato a questa portata. Devono alzarsi e pagare il conto”.

In piedi, sulla porta, anche gli agenti della polizia municipale. Loro, che sono i più sconcertati dal terremoto che ha investito il Comune. Loro, che per colpa del comandante a cui sono stati affidati ora devono pagare il prezzo di vedersi mancare di rispetto da tutti. Loro che ad ogni multa, raccontano, si sentono rispondere ‘Ma state zitti, che voi li rubate i soldi’. E alla fine, non hanno nemmeno il coraggio di rispondere, pensandola come gli stessi cittadini. E anche oggi hanno dovuto presenziare in uniforme davanti al Comune durante il consiglio, per evitare che la folla entrasse in aula e se la prendesse con assessori, consiglieri e dipendenti. Ma che sarebbero i primi a voler mandare a quel paese qualcuno che li ha cacciati in quella situazione.

Se il sindaco barcolla ma non molla, rischia di creparsi invece la maggioranza. Anche perché l’ordine del giorno di oggi è caldissimo: approvazione dei piani industriali delle partecipate (tra cui Stt, It City, Stu Pasubio, tutte ricoperte di debiti) oltre che dei rifinanziamenti per la Stu Stazione (17milioni di euro, sempre destinati a Stt che ha in gestione il cantiere) e i nuovi investimenti, privati, di Sogeap, ovvero l’aeroporto di Parma.

Questioni su cui fondamentale è l’apporto dell’Udc, che proprio una settimana fa ha abbandonato la maggioranza lasciando liberi i consiglieri di votare secondo coscienza. Escludendo il partito di Casini, infatti, si potrebbe anche non raggiungere la maggioranza.

Senza contare che si rischiava addirittura di non raggiungere il numero legale per dichiarare valido il consiglio. Per evitare la situazione della scorsa volta, quindi, la giunta ha escogitato un piano legale: un buffet per tutta la maggioranza. Un rinfresco per pochi intimi, dato che il presidente del consiglio Elvio Ubaldi e i consiglieri dell’Udc non sono stati invitati. Ma che, tengono a precisare i membri della giunta, è pagato con soldi privati: 5 euro a testa. Un modo per arrivare puntuali all’appello delle 16,30 (lo scorso consiglio era saltato per tre ritardi) e per pianificare le strategie da mettere in pratica durante il consiglio.

Se tutti sono consapevoli che l’unità di maggioranza è solo un ricordo del passato, dato che ci si gioca sul fil di lana le settimane che resteranno disposizione di Vignali, Parma si dimostra ancora una volta la città dell’apparenza: l’importante è far vedere di essere ancora un gruppo. E così, tutti a festeggiare con riso, pizzette e acqua minerale. Un modo per trovarsi prima e fare gruppo, spiega l’assessore Giovanni Paolo Bernini. Un modo per trovare una soluzione agli oltre 500 milioni di euro di buco da risanare?