Sergio Cusani

Gli introiti del canone superano quelli pubblicitari, ormai irrisori; l’indebitamento crescente nei confronti delle banche e l’esternalizzazione esasperata. I bilanci della Rai parlano chiaro, e la situazione è allarmante. È il prezzo, tra l’altro, della cosiddetta ‘struttura delta’, quella che favoriva gli interessi economici e politici di Silvio Berlusconi. “La Rai non può più attendere, c’è bisogno di una ristrutturazione totale, dovrebbe dichiarare lo stato di crisi”. Ad analizzare lo stato di salute di viale Mazzini è il consulente finanziario Sergio Cusani che ha curato per la Cgil un’analisi dei bilanci Rai dal 2006 al 2010.

“I dati parlano chiaro”, afferma il consulente nel corso dell’incontro “C’è un futuro per la Rai” organizzato dalla scuola di politica Democratica a Milano, lunedì sera. “C’è una tendenza a perdite sempre più massicce, e un indebitamento che cresce a fronte di costi operativi tutti rivolti all’esterno. È giusto esternalizzare”, spiega Cusani, “ma lasciare a braccia incrociate le tante professionalità interne è folle, perché è ovvio che il patrimonio si depaupera”. Cusani paragona la Rai a uno speculatore finanziario: “Paradossalmente la televisione pubblica agisce come un broker. I soldi entrano, escono, e alla fine rimangono delle perdite”.

Secondo Cusani, per comprendere il modo in cui la Rai si è mossa negli ultimi anni è sufficiente analizzare i costi operativi del bilancio 2009. Dei 1530 milioni spesi, ben 1416 sono destinati a servizi esterni e al godimento di beni di terzi. Questo tipo di scelte, sempre secondo l’analisi di Sergio Cusani, sarebbe alla base di una “dequalificazione tecnologica e professionale” del patrimonio interno all’azienda, sul quale non rimane nulla da investire.

“La Rai subisce l’attacco di lobby che la vogliono incapace di produrre in modo indipendente”, dice  Lucia Annunziata, che pur tacendo sulla vicenda delle sue recenti dimissioni (“non posso dire niente, intanto andrò in vacanza”), ha preso parte all’incontro suggerendo tre “mosse” per il rilancio della televisione pubblica. Si parte dalle intercettazioni che hanno svelato la struttura delta di Mimun e compagni: “Ci vuole un forte segnale di discontinuità con il passato”, sostiene l’ex direttore della Rai, “una nuova governance che liberi l’azienda dall’assedio dei partiti, e un progetto che permetta alla Rai di tornare a raccogliere pubblicità”. Sì, perché le risorse vengono ancora in gran parte dal canone. Sempre stando al bilancio del 2009, per 1645 milioni derivanti dal canone di abbonamento, quelli raccolti con la pubblicità son appena 989, addirittura 200 in meno rispetto all’anno precedente. “La Rai deve tornare a vivere di pubblicità”, continua Lucia Annunziata, “per questo deve tenere tutti i suoi divi nei palinsesti, a cominciare da Santoro”.

D’accordo con lei anche il consigliere d’amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo, che apprezza la decisione dei vertici Rai di far partire un’indagine interna sui dirigenti che in questi anni avrebbero favorito la concorrenza e in particolare gli interessi di Mediaset e del Cavaliere. “C’è bisogno di fare pulizia, da subito”, attacca Rizzo Nervo, svelando poi che sul fronte delle trattative con Michele Santoro non è ancora detta l’ultima parola. “Si parlerà anche di lui nel prossimo cda di giovedì”. Secondo il consigliere, i precedenti accordi con il conduttore di Annozero sarebbero stati presi “al di là dei poteri del direttore generale”. Tutto da verificare, dunque. “Attendiamo che si pronunci il collegio dei sindaci”, spiega Rizzo Nervo, “poi toccherà votare in consiglio. Fino al 31 luglio prossimo Santoro è ancora un dipendente dell’azienda. Volendo la Rai potrebbe ancora trattenerlo”.