Il Pm di Bologna Morena Plazzi hachiesto ai colleghi torinesi gli atti sugli arresti di due militanti modenesi del circolo bolognese “Fuoriluogo” di area anarco-insurrezionalista avvenuti durante gli scontri in Val di Susa. Il magistrato bolognese è titolare di un’inchiesta – giunta alla fase degli avvisi di fine indagine, che spesso precedono la richiesta di rinvio a giudizio – sul circolo che ha portato ad inizio aprile a cinque arresti e a otto misure cautelari come obblighi o divieti di dimora, uno dei quali riguardante uno degli arrestati per gli scontro no-Tav. Una ragazza colpita dall’obbligo era stata poi arrestata a metà maggio.

Gli arrestati sono accusati di aver promosso, organizzato e diretto un’organizzazione che si ritrovava al centro “Fuoriluogo” (i cui locali vennero posti sotto sequestro) finalizzata al compimento di violenze, lesioni, danneggiamenti, manifestazioni non organizzate. E proprio per dimostrare, come già il Pm aveva sostenuto nelle sue richieste al Gip, che esponenti del Fuoriluogo hanno compiuto e compiono azioni violente anche in altre città, oltre che a Bologna, sono stati chiesti gli atti sugli arresti in Piemonte.

I giudici del Tribunale del riesame di Bologna, nel provvedimento con cui avevano lasciato in carcere gli arrestati (il loro difensore avv. Ettore Grenci probabilmente chiederà a breve l’attenuazione delle misure), avevano affermato “che il sodalizio denominato Fuoriluogo nello scegliere di ricorrere all’illegalità e alla violenza sistematica come prassi, ha di fatto costituito una struttura delinquenziale stabile avente ad oggetto, oltre a lecite attività, anche la commissione di un numero indeterminato di delitti, di specie diversa, ma commessi sempre mediante il ricorso alla forza diretta contro le persone o le cose”.

Secondo quanto avevano scritto i giudici di Bologna i componenti del sodalizio hanno una “attitudine a temibilmente e ostinatamente delinquere” e hanno dato prova “di possedere un’adeguata capacità di programmare in maniera meditata l’attuazione del programma criminale perseguito dalla congrega e di mantenere fermi i propositi delinquenziali che li spingono ad agire”, e disvelato “una straordinaria spregiudicatezza” con un elevato rischio di recidiva specifica.