Da manifestante No-Tav a involontario testimone degli scontri tra forze dell’ordine e valligiani. Giovanni Favia, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna, ieri pomeriggio si trovava in val di Susa di fianco a Beppe Grillo, quando il discorso del comico genovese è stato interrotto dai lacrimogeni della polizia.

“Sono arrivato in Val di Susa nella notte di sabato, ho dormito ad Exilles poi mi sono accodato nel corteo che partiva da lì. Arrivati al ponte della Maddalena Beppe ha iniziato a parlare alla folla”, racconta Favia, “davanti a noi c’erano persone pacifiche e tranquille, famiglie con bambini. Successivamente ci siamo trasferiti a Chiomonte e lì, a poche centinaia di metri da noi sono iniziati i disordini. La polizia ha cominciato a lanciare lacrimogeni e i gas si sono propagati in tutte le direzioni”.

Spazio geografico ristretto, la Val di Susa, un po’ come i budelli liguri del G8 genovese del 2001. E come all’epoca, in primo piano, è andato subito il caso dei black bloc che monopolizzano violentemente l’attenzione dei media: “Non si può far diventare notizia la protesta violenta di queste frange estremiste, mettendo in secondo piano la grande protesta del popolo no-tav, una battaglia di resistenza civile che deve diventare un simbolo per tutta l’Italia”.

Ed ancora una volta un pastrocchio informativo da fare spavento: “L’Italia si divide in due: i cittadini liberi che si informano dalla rete e quelli che subiscono un’informazione controllata e filtrata da chi comanda. Quello che è successo a me, a Beppe e ai manifestanti No Tav è testimoniato chiaramente dai filmati che abbiamo caricato su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=oIL0lSG3rhI&feature=related) e dalla mia cronaca minuto per minuto su twitter. Questa è la vera rivoluzione dell’informazione soprattutto in casi estremi come quello di ieri pomeriggio”.

E se il futuro della lotta No Tav in Piemonte non compete a Favia (“siamo un movimento federale, sarà il Movimento 5 stelle piemontese a decidere come proseguire la lotta”) torna di stretta attualità l’indotto Tav in Emilia-Romagna: “dopo l’impatto devastante dei cantieri Tav in via Carracci a Bologna, dopo aver deviato corsi d’acqua e sconvolto l’ecosistema di molte zone del nostro Appennino, sono molto preoccupato per l’assoluzione dei vertici del consorzio Cavet. Se c’è una legge che permette di farla franca a chi consente dei disastri ambientali come quelli che hanno commesso quelli della Cavet, questa legge deve avere qualcosa che non va”.

“C’è comunque un altro fronte che ancor più mi preoccupa nel settore ambientale”, sottolinea Favia, “parlo della Cispadana: quattro autostrade che Errani e Peri ci vogliono regalare per i prossimi anni. 230 milioni di euro forniti dalla Regione Emilia-Romagna che incentivano il trasporto su strada e che distruggeranno buona parte del territorio della pianura padana. Spero allora che la coscienza civile e la lotta eroica dei valligiani di Susa possa essere trasmessa anche agli emiliano-romagnoli per difendere il loro territorio dall’ennesima torta di appalti che destra e sinistra si andranno a spartire nei prossimi anni alle spalle della salute dei cittadini”.