Gouvia (Corfù) – La Freedom Flotilla è affondata prima di partire nelle acque agitate della burocrazia ellenica, della diplomazia israeliana e occidentale, e dell’incertezza dei suoi stessi partecipanti. Adesso che John Klusmire, il comandante della Audacity of hope, la nave americana battezzata come il libro di Obama, è stato arrestato per aver tentato di prendere il largo, quel che resta della speranza è poco audace: a Corfù come ad Atene lunghe, articolate riunioni degli attivisti si risolvono in rivoli di discussioni tra i vari gruppi nazionali e gli organizzatori sembrano – sotto il tendone in riva alla spiaggia di Gouvia – come animatori tristi di villaggi vacanze a fine stagione.

Le alternative proposte alla partenza coatta, difficili e improponibili poiché metterebbero a rischio l’incolumità giuridica di Petros, il comandante greco che si dovrebbe assumere la responsabilità di salpare nonostante l’incompletezza burocratica (manca l’ok del registro del Togo, di cui la “Stefano Chiarini” batte bandiera), sembrano inefficaci per tenere alta l’attenzione sulla flottiglia: proteste andando in giro per l’isola a sensibilizzare i turisti, attesa fino a martedì nella speranza che arrivino i documenti e con un cambio di destinazione (non più Gaza, ma l’Egitto, o anche solo Creta) che permettano la partenza.

Tra i volti degli oltre 80 partecipanti – tra cui diversi di origine palestinese, di cui uno gioca con un portachiavi con l’effige di Arafat – fino a ieri disposti ad affrontare la reazione dei militari israeliani, la delusione e lo smarrimento prendono forma di brusii d’insofferenza verso il comitato organizzatore generale: il trio che guida la discussione viene visto come un Politburo. Ci si accontenta, per non mettere subito la parola fine, di aggiornarsi a martedì alle 15, in attesa di decidere l’atto conclusivo, ormai quasi certamente solo dimostrativo. “Freedom botillia”, esclama Vauro, che cerca di trovare un appiglio mediatico e un futuro coinvolgimento per la ciurma rimasta a terra. Se la Freedom flotilla è affondata simbolicamente, si può pensare di organizzare la spedizione attraverso le correnti del Mediterraneo di migliaia di bottiglie (di vetro) con lettere e simbolici doni per i palestinesi: se non può essere una battaglia, può essere una bottiglia che conservi l’impegno e la volontà di essere vicini alla causa della Striscia.

Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2011