Un amico è un amico: mai lasciarlo solo nel momento del bisogno. E così, se Tarak chiama, Silvio non può davvero fare a meno di rispondere. Pronti, via: ecco un assegno da 15 milioni di euro che parte dal Lussemburgo e finisce nella casse della Quinta communication, società di produzione cinematografica con base a Parigi. Il fondatore e socio di maggioranza della Quinta si chiama Tarak Ben Ammar, tunisino di nascita, francese d’adozione, da almeno un ventennio sodale tra i più fidati di Silvio Berlusconi. E nel nome dell’antico rapporto, il presidente del Consiglio è corso in soccorso della società parigina, che da un po’ di tempo se la passa piuttosto male. Il bilancio 2009, l’ultimo di cui si conoscono i dati, si è chiuso in rosso per quasi 10 milioni di euro, dopo la perdita per 6 milioni registrata nel 2008.

Per tirare avanti servivano al più presto risorse fresche. Detto, fatto: la Quinta vara un aumento di capitale a cui contribuiscono i soci. Ovvero Tarak, azionista di maggioranza con una quota del 68 per cento, insieme a Berlusconi forte del 22 per cento controllato attraverso la società lussemburghese Trefinance. Infine ha fatto la sua parte anche Muammar Gheddafi. La partecipazione libica, pari al 10 per cento, è intestata alla Lafitrade, una holding che fa capo al regime di Tripoli. Il rais è socio della Quinta sin dal maggio 2009, quando finanziò la società parigina con una decina di milioni.

Quest’ultima operazione finanziaria risale invece all’ottobre scorso, ma fin qui non se ne aveva avuta notizia. In effetti, sarebbe stato piuttosto imbarazzante raccontare i rapporti finanziari tra Gheddafi e il premier di uno degli Stati che adesso lo stanno bombardando. Ancora più imbarazzante se si pensa che l’aumento di capitale della Quinta è stato concluso solo poche settimane prima dell’inizio delle guerra.

Va detto che il socio di maggioranza Tarak di fatto non ha sborsato denaro, ma si è limitato a convertire in azioni propri crediti per circa 30 milioni verso la società parigina. A pagare il conto, insomma, sono Berlusconi e i libici. Anzi, l’amico Silvio ha fatto ancora di più, perchè la sua Trefinance ha concesso alla Quinta anche un prestito di 5 milioni di euro. Il conto finale, quindi, arriva a 15 milioni. Tutto denaro targato Fininvest che serve a tenere in linea di galleggiamento la società parigina

Del resto Berlusconi non poteva davvero chiamarsi fuori. Troppo stretti i legami con Tarak. Un tipo che negli ultimi tempi si è sempre esposto in prima persona, con innumerevoli interviste ai giornali, quando c’era da difendere il Cavaliere. L’amicizia tra i due risale addirittura al 1984, quando si incontrarono a una festa ad Hammamet, ospiti di Bettino Craxi. Una festa piena di belle donne, racconta la leggenda. “Ma Silvio pensava solo alla sua Veronica”, ha garantito Tarak al Corriere della Sera.

Donne a parte, sono gli affari ad aver cementato i rapporti tra i due sodali. Quando Berlusconi decide di quotare In Borsa le sue televisioni è Tarak a spianargli la strada con un investitore come il principe arabo Al Walid. Ed è ancora l’imprenditore tunisino, qualche anno dopo, a mediare con Rupert Murdoch nella trattativa per la vendita di Mediaset saltata proprio sul rettilineo finale. Quinta e Fininvest un paio di anni fa hanno lanciato anche una nuova televisione con base in Tunisia e rivolta ai Paesi del Maghreb. Problemi con rivoluzione dei mesi scorsi? Macchè: Tarak, da sempre legato al regime deposto, è passato a gran velocità con i nuovi padroni di cui ora è un entusiastico sostenitore.

Ben Ammar, abilissimo a destreggiarsi su più tavoli contemporaneamente, è da tempo anche una sorta di ambasciatore della finanza francese in Italia. Con questo ruolo si è conquistato un posto nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, in rappresentanza dei soci transalpini guidati da Vincent Bollorè. La sua grande, dichiarata passione però resta il cinema. La Quinta communication ha prodotto o distribuito negli anni scorsi film importanti. Tra gli ultimi Baaria di Giuseppe Tornatore e L’ultima legione. A quanto sembra, però, i proventi del botteghini non sono bastati a far quadrare i bilanci. Niente paura. Quinta riparte. Grazie all’amico Silvio. E a Gheddafi.

da Il Fatto Quotidiano del 2 luglio 2011