In Europa molti si sono fatti venire un dubbio sull’effettiva colpevolezza di DSK (al secolo Dominique Strauss-Kahn). Come pure sulla sincerità della femme-de-chambre del Sofitel. O sull’esagerazione tutta americana nelle manifestazioni poliziesche e nelle rapide carpenterie accusatorie. Una prima pagina del New York Post (piuttosto scandalistico) aveva, appunto, titolato: French Whine, ovvero ‘piagnisteo francese’.

Almeno un mezzo dubbio sulla realtà dei fatti – anche a noi Italiani – ci è venuto, avvezzi a ben più strani garantismi sull’argomento. Anche perché – da ultime notizie – la difesa della donna pare vacilli.

Quasi preveggenti, ma in effetti per scongiurare un’evidente divergenza ‘antropologica’ sulla considerazione di questo tipo di reati tra Usa e Francia, quelli del NewsWeek – precisini – sono andati al NYPD (nuuiòok-poliss-dipaa’tment) per spiegare al mondo (anzi a lè monde) come si svolgono lì le indagini quando si ha a che fare con i reati sessuali.

I due policemen immortalati nella foto sono di quanto più chirurgico e professionale ci si può immaginare per chi è invece solito rimestare tra le violenze private, tra storie di torture e sevizie e storie di aberrazioni famigliari, tra stalking finiti male, vendette e gelosie o abusi sui minori.

Gli operatori di polizia, intervistati, hanno dichiarato che il loro è un lavoro tra i più snervanti, per una serie di motivi: le vittime si vergognano, a volte sono spaventate, stordite, lo shock le annebbia, i famigliari le ostracizzano, spesso ci ripensano per paura. Tutto ciò rallenta la definizione esatta del capo d’imputazione. Tutta questa meticolosità descrittiva dell’articolo del NewsWeek è per garantire l’opinione pubblica non statunitense sulla serietà delle loro indagini, visto lo scandalo DSK.

Leggendo l’articolo, però, mi sono saltate agli occhi due frasi. “They’re almost all men” (sono quasi tutti uomini) e “People with power take advantage” (La gente con potere approfitta/abusa).

Attendiamo sviluppi.

di Marika Borrelli