Un impianto per la raccolta differenziata costato 5 miliardi di lire e fermo da dieci anni. Si trova nel sud est barese, nelle campagne tra le città di Conversano e Mola di Bari. A due passi da una discarica di rifiuti solidi urbani della società Lombardi Ecologia, che accoglie spazzatura da ventuno comuni del bacino Bari 5, ma che all’occorrenza ha ricevuto immondizia persino dal Salento. Oggi è praticamente pronto a partire, ma secondo il contratto che sta per essere firmato con la società aggiudicataria, il suo utilizzo sarà solo parziale.

L’impianto era previsto in un decreto del commissario delegato all’emergenza rifiuti in Puglia Salvatore Distaso (governatore del centrodestra) nel 1997. Lo stesso proponeva un programma di interventi urgenti tra i quali la realizzazione nel territorio di Conversano di un “centro per la raccolta, prima lavorazione e stoccaggio dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, con annessa linea di selezione dei rifiuti indifferenziati a valle della raccolta differenziata”. Due anni dopo, nel 1999, la giunta comunale di Conversano affida alla ditta vincitrice dell’appalto i lavori per la costruzione della struttura, che terminano nell’ottobre del 2001. Ed è da quei giorni che l’impianto, pur essendo pronto per il funzionamento, è del tutto inattivo.

Nel frattempo le elezioni per la giunta regionale del 2000 avevano consegnato la Puglia all’attuale ministro Raffaele Fitto, che aveva di conseguenza ereditato la qualifica di commissario delegato all’emergenza rifiuti. Il piano di Fitto prevedeva la costruzione in Puglia di inceneritori e impianti di biostabilizzazione dei rifiuti e produzione di combustibile derivato. Uno di questi ultimi, da ubicare proprio a Conversano, a fianco della discarica Lombardi e dell’ancora inutilizzato centro di raccolta differenziata. Se lo aggiudica l’ati Cogeam, espressione della stessa Lombardi Ecologia associata ad un consorzio di imprese con a capo il gruppo Marcegaglia.

Siamo nel 2006 e in Puglia nel frattempo le cose sono ancora una volta cambiate. La regione è passata al centrosinistra, grazie alla vittoria di Nichi Vendola. E’ proprio lui a firmare il contratto di affidamento della gestione della nuova impiantistica presente a Conversano alla Cogeam. Nel contratto la Cogeam è obbligata a prendere possesso del centro di raccolta differenziata già concluso cinque anni prima e avviarlo a servizio dei comuni del bacino. La struttura pronta ma inattiva dal 2001 va ad affiancare quindi il nuovo complesso impiantistico contenente gli impianti di biostabilizzazione e produzione di cdr realizzati dalla cordata Marcegaglia-Lombardi.

Questi ultimi saranno poi inaugurati nel 2008. Ma qualcosa va storto e anche l’avvio delle nuove strutture subisce diversi ritardi. Prima problemi burocratici relativi all’agibilità degli stessi, che non ne consentono l’acquisizione da parte del Comune di Conversano. Poi il ricorso, relativo alla gara di affidamento, vinto al Consiglio di Stato dal consorzio Colari (di Manlio Cerroni, gestore della discarica romana di Malagrotta), che di fatto fa perdere alla Cogeam la titolarità degli impianti. Tutto da rifare.

In questi anni la discarica Lombardi arriva fino a dieci metri di altezza, anche a causa della raccolta differenziata che nel sud est barese proprio non cresce. E che si attesta su percentuali vicine al 15 per cento, tutto sommato in linea con il dato regionale.

Arriviamo a questi ultimi mesi. Vendola predispone una nuova gara per la gestione dell’impiantistica di Conversano. Alla quale si presenta soltanto la Cogeam, che nel frattempo ha cambiato nome divenendo Progetto Ambiente Bari 5. A seguito dell’aggiudicazione provvisoria, sono stati avviati gli impianti di produzione del combustibile derivato da rifiuti, oggi smaltito nel termovalorizzatore di Massafra (provincia di Taranto), cosa che ha di fatto permesso la chiusura della discarica Lombardi.

Nel nuovo schema di contratto con la Progetto Ambiente Bari 5, è prevista a carico della ditta la sola attività di riduzione volumetrica dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Non si fa alcun riferimento all’utilizzo del nastro trasportatore per la separazione manuale dei rifiuti. Secondo l’Ufficio Ambiente del Comune, questa attività può quindi avvenire solo con il monomateriale. Tradendo di fatto la ratio dell’impianto che è stato progettato proprio per la separazione dei multimateriali raccolti.

Attilio Tornavacca, del centro richerche Esper e socio di Raphael Rossi (neopresidente dell’Asia di Napoli) spiega l’utilità del centro di raccolta. “Di impianti del genere – ha raccontato – c’è bisogno per differenziare frazioni raccolte insieme come ad esempio plastica e lattine. La tecnologia ha fatto passi in avanti con separatori a correnti parassite per togliere l’alluminio. In linea generale è meglio la raccolta monomateriale ma per alcuni come l’alluminio, che da noi è consumato poco, non è opportuno né conveniente.”

Dopo dieci anni di inutilizzo, si riuscirà a dare un senso ad un investimento di cinque miliardi di lire, tutti rigorosamente pubblici?