C’è un video, pubblicato sul blog di Beppe Grillo, in cui alcuni sindaci della Val di Susa fanno il punto dopo il blitz delle forze dell’ordine contro i manifestanti No Tav, lo scorso lunedì 27 giugno, per sgomberare l’area della Maddalena e cominciare i lavori di apertura dei cantieri.

Sui motivi pro e contro la Tav ormai se ne sono dette e sentite di tutti i colori, ognuno ha gli strumenti per farsi la sua opinione. Lo stesso dicasi delle posizioni della politica sull’utilizzo delle forze dell’ordine contro i cittadini quando è in gioco un superiore interesse per il Paese. Quella che è difficile ascoltare, invece, come sempre, è la voce diretta dei partecipanti. Sono le ragioni dei cittadini o anche la semplice ricostruzione dei fatti. Insomma, la versione dei testimoni. Per cui, è proprio a un testimone, uno di quei sindaci di cui parlavo sopra, che lascio la parola, trascrivendo una parte del suo intervento:

“Quando le forze dell’ordine sono arrivate su, secondo me la partita era finita, nel senso che noi ci stavamo ritirando. Ma hanno pensato bene di riempire il piazzale della Maddalena di lacrimogeni. E queste signore [partecipanti dei comitati No Tav, ndr] hanno cominciato a sentirsi male. Sono persone di sessanta, settanta anni che di solito gestivano la cucina, che è il cuore pulsante del presidio, e loro sono anche il cuore pulsante del movimento. Perché sono le nonne, che si portano poi dietro le figlie, e i nipoti. Sono quelle che hanno la memoria storica di questa valle e sono state loro forse le prime a insegnarci a difenderla, questa valle, proprio perché la ricordano e la vogliono ricordare così com’era. E pertanto vedere queste signore, che cadevano a terra, con gli occhi gonfi, con i conati di vomito, che stavano soffocando, è stata una scena tremenda, che probabilmente non verrà presa in considerazione dalla controparte, che ci dirà che il blitz è andato benissimo e non ci sono stati feriti. Quando abbiamo pensato di andare nei boschi, non è che è finita lì. Ci hanno inseguito nei boschi. Hanno tirato i lacrimogeni nei boschi, durante una marcia di due ore che abbiamo dovuto fare…per un sentiero impervio, con quattrocento persone in fila indiana, che hanno dovuto scalare la montagna. E con appunto queste signore, che quando sono arrivate su, dopo due ore e mezza di marcia, erano sdraiate per terra e noi mettevamo loro l’acqua sulla bocca e in fronte per farle riprendere. Questo è stato quello che è successo.”

Domenica 3 luglio  è prevista una fiaccolata di protesta in Val di Susa. Un’ennesima battaglia nella guerra contro un’opera che, al di là di tutti i giudizi di merito, si porta addosso una condanna di metodo. Nessun Paese che voglia definirsi democratico può imporre ai cittadini una qualsiasi decisione che riguarda il bene pubblico attraverso l’utilizzo della forza. Lo Stato è dei cittadini, non dei politici (e tantomeno dell’Europa e dei suoi finanziamenti). Ma qualcosa mi dice che le nonne della Val di Susa saranno in testa alla fiaccolata, mano nella mano con figli e nipoti, e che la forza paziente e inflessibile della saggezza avrà la meglio sull’arroganza dei ministrucci, dei partitucoli e delle misere consorterie di destra e di sinistra.

Per maggiori informazioni, l’indirizzo a uno dei siti No Tav: Comitato No Tav Torino.