La levata di scudi contro Giulio Tremonti non è tanto dovuta alla manovra da 40 miliardi ma piuttosto ai tagli dei privilegi parlamentari. Stipendi, auto blu, portaborse e assistenti, barbieri, ristoranti, voli e treni, pensioni, rimborsi spese, eccetera. Nonostante la bozza per la riduzione dei costi della politica presentata dal titolare dell’economia garantisca che la riduzione avverrà solo “dalle prossime elezioni”, nella maggioranza volano gli stracci. Dopo il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, che ha definito le bozze di Tremonti “da psichiatra”, oggi è stato un ministro a uscire allo scoperto per difendere la Casta. “Se vogliamo restare in sella – ha detto Gianfranco Rotondi – dobbiamo coccolare i parlamentari, tanto più impopolari di così”. Ed è stato bacchettato dall’alleato Responsabile, Luciano Sardelli: “Rotondi è un simpatico antico democristiano, ma sono passati venti anni e nel frattempo il mondo è cambiato; ci sono milioni di persone che al mattino si alzano per lavorare il doppio e guadagnare la metà di noi, quindi dobbiamo prenderne atto altrimenti tra dieci anni saremo dei nobili decaduti in miseria”. Sardelli si dice pronto a tagliare tutto. Rotondi niente.

Un segnale arriva dal ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli. “Probabilmente i ministri dal prossimo mese saranno senza stipendio”. I responsabili dei dicasteri terranno “solo quello da parlamentare”. La linea che seguirà il governo è quella “del maggior rigore, intervenendo soprattutto su tagli e sprechi come da noi richiesto”, ha detto. Certo Rotondi era contrario.

In un’intervista a Libero, il ministro sostiene che Silvio Berlusconi debba avere “un’unica preoccupazione: coltivare i rapporti con Camera e Senato”. Come? “Teniamoci buoni i mille parlamentari”, afferma. “Non possiamo dargli l’aumento, ma almeno coccoliamoli, rassicuriamoli, non rompiamogli le palle se vogliamo arrivare al termine della legislatura. E nel frattempo cerchiamo di farci dimenticare. Perché, inutile negarlo, la gente ormai ci detesta”. Secondo Rotondi, dunque, solo cosi il governo può arrivare alla sua scadenza naturale del 2013. Altrimenti rischia. “Se uno un giorno dice a deputati e senatori che vanno dimezzati, il giorno dopo che taglia loro gli stipendi, quello successivo che gli toglie l’auto blu, allora è un kamikaze, significa che vuole proprio farlo cadere questo governo”.

In attesa del vertice di maggioranza, che nell’intenzione del premier dovrebbe sciogliere i nodi della manovra correttiva da 40 miliardi e mettere d’accordo tutti così da arrivare al Consiglio dei ministri di giovedì senza sorprese, prosegue il tiro a Tremonti. Eppure la bozza per la riduzione dei costi della politica che ha presentato garantisce ai parlamentari di non vedersi cancellare nessun privilegio dall’oggi al domani. Anzi. Gli stipendi devono essere portati ai livelli europei? Certo, ma “dalle prossime elezioni”. Le auto blu? La cilindrata delle “auto di servizio non può superare i 1600 cc” ma quelle che oggi sono in servizio “possono essere utilizzate fino alla loro dismissione o rottamazione”. Gli infiniti benefit? Svaniranno certo, ma solo “dopo la scadenza del mandato”. Mica subito. Infine, i finanziamenti alla Casta. Saranno ridotti ma nella bozza il ministro Tremonti non ha indicato nessuna percentuale. La frase termina così: “Saranno ridotti….”. Lasciando la cifra in bianco. E in questi giorni la maggioranza deve decidere quale numero scriverci. Il 30%? Quanto servirebbe ad allinearsi realmente agli standard europei. O un 10%? che comunque sarebbe già un segnale? O addirittura meno. Qualcuno, come i Responsabili, si dice pronto a tagliare tutto per “il bene della collettività”. Altri, come il vicecapogruppo del Pdl Osvaldo Napoli, suggeriscono una “quota minima”. Molti si saranno ritrovati nelle parole di Rotondi: “Nessuna riduzione, tanto la gente ci detesta”.