Bono Vox sul palco durante un concerto degli U2La rivista statunitense di economia e finanza Forbes, celebre in tutto il mondo per la stesura annuale della classifica degli uomini più ricchi del mondo, nel mese di maggio ha pubblicato la lista dei 10 musicisti più pagati al mondo. Niente di sconvolgente – soprattutto se si tiene conto dei gusti della stragrande maggioranza degli appassionati di musica nel mondo –, ma fa specie trovare in vetta alla classifica proprio la band degli U2. Precisiamo: non è una critica nei loro confronti dal punto di vista artistico. Con album come The Joshua Tree, Unforgettable Fire e Achtung Baby (fra gli altri) il loro successo è strameritato e, dunque, hanno tutto il diritto ai loro privilegi e alla loro ricchezza, si intende.

Probabilmente è per questo che negli ultimi giorni gli U2 nel loro Paese natale sono stati aspramente criticati. Il gruppo di Bono è destinatario dell’accusa di non versare i contributi in Irlanda, che per di più versa in una grave crisi economica. “L’evasione fiscale multimilionaria degli U2 colpisce il popolo irlandese nel momento in cui ha più bisogno di denaro per compensare il piano di austerità del governo“, ha detto l’attivista Charlie Dewar. Forse non tutti sanno che  Bono Vox con il suo gruppo nel 2006 ha trasferito nei Paesi Bassi la sede della U2 Limited, società che gestisce parte della loro fortuna, in seguito a una modifica della legge sul Fisco riguardante le royalties in Irlanda. Non si può certo nascondere una dose di ipocrisia da parte – soprattutto – di Bono Vox impegnato com’è nella lotta contro la povertà nel mondo.

Per questo motivo il gruppo di attivisti denominato “Art Uncut”, durante un concerto tenuto al Festival di Glastonbury, nel Somerset, in Inghilterra, con un pallone di elio recante la scritta “U pay tax 2?”, “Pagate le tasse anche voi?”, è riuscito a rivolgere il messaggio agli U2, denunciando il comportamento non proprio lineare della band osannata in tutto il mondo anche per le sue campagne di sensibilizzazione.


Nonostante l’immediato intervento degli agenti della sicurezza, che si sono scontrati con circa 30 persone, il messaggio agli U2 è arrivato forte e chiaro. Il loro manager Paul McGuinness, in risposta alle accuse ha dichiarato: “Quella degli U2 è un’impresa globale e le tasse può pagarle ovunque”. Per carità, nessuno lo mette in dubbio, ma poi non c’è da stupirsi quando uno come Bono, che da anni dibatte sulla povertà nel mondo e sulla necessità di redistribuire la ricchezza, che afferma “il vero male del mondo non è il despota, ma il funzionario accondiscendente, il cittadino che lascia correre” venga poi aspramente criticato con iniziative come quella sopra descritta.

Per la cronaca, questa è la Top Ten di Forbes (riferita agli ultimi dodici mesi) dominata, come era accaduto già nel 2010, sempre dagli U2, una vera e propria macchina da soldi, fra innumerevoli concerti, dischi e merchandising.

1. U2: 195 milioni di dollari

2. Bon Jovi: 125 milioni di dollari

3. Elton John: 100 milioni di dollari

4. Lady Gaga: 90 milioni di dollari

5. Michael Bublé: 70 milioni di dollari

6. Paul McCartney: 67 milioni di dollari

7. The Black Eyed Peas: 61 milioni di dollari

8. The Eagles: 60 milioni di dollari

9. Justin Bieber: 53 milioni di dollari

10. Dave Matthews Band: 51 milioni di dollari

Nella foto, Bono Vox sul palco durante un concerto degli U2. Per ingrandire clicca qui