I volti cinematografici del “padrino”, lupare e coppole, i modi di dire della mafia, stampati su magliette rigorosamente scure. O ancora le statuette di panciuti “burgisi” (gli uomini d’onore di un tempo, ndr) in abiti di velluto e fucile in spalla. Ecco i souvenir che si possono vedere e acquistare in tanti piccoli negozi della Sicilia. Come a Erice, storico borgo del trapanese dove i commercianti sono convinti che si tratti di “articoli innocui” non dalla parte della mafia, ma che anzi renderebbero ridicoli i “picciotti” ed i “boss”.

A Erice però con un’ordinanza, il sindaco Giacomo Tranchida, ha deciso che questo genere di articoli non vanno esposti in strada perché offendono la cittadina che è stata territorio di violenza mafiosa e oggi cerca il suo riscatto. Non che i gadget non possano essere venduti, ma con questo genere “mafioso” di mercanzia possono essere riempite solo le vetrine e gli scaffali interni ai negozi, non quelle che danno all’esterno. Immediata è scattata la protesta dei commercianti che hanno deciso di sfilare per le stradine della vetta ericina indossando le magliette che non possono più esporre: “Questi sono i souvenir più gettonati, quelli che i turisti vengono a cercare, e mettere alla berlina alla mafia non significa riconoscerne il potere”, spiega uno di loro.

Tranchida ha deciso di non fare retromarcia ritenendo che quel tipo di merci provochi una pericolosa sottovalutazione del fenomeno criminale. I commercianti però si ritengono offesi da questa analisi del primo cittadino che ribatte: “Offeso dovrebbe essere il sindaco e l’amministrazione cittadina tutta – risponde Tranchida – che non si è risparmiata in energie e iniziative per promuovere il riscatto civile e morale di Erice, magari aspettandosi in coerenza l’esposizione, promozione e vendita di una bella maglietta con le foto dei siciliani che sono morti per combattere la mafia mandando un messaggio a quei turisti che in visita nel nostro territorio pensano che la cosa più nota in Sicilia sia la mafia”. Caso chiuso, le magliette “mafiose” restino dentro i negozi.

di Rino Giacalone