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Finanza amica, indagato Adinolfinumero due dalla Gdf

Favoreggiamento e rivelazione di segreto. Queste le accuse di cui deve rispondere il capo di stato maggiore della Finanza. Indagato anche Pippo Marra, direttore dell'agenzia di stampa AdnKronos

Dopo il generale Vito Bardi, ora tocca al capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi. Come anticipato ieri dal Fatto, l’inchiesta sulla “P4” ora punta il vertice della Guardia di Finanza: il Generale Adinolfi è indagato per rivelazione del segreto d’indagine e favoreggiamento nei confronti di Luigi Bisignani. La fuga di notizie sull’inchiesta – avvenuta quasi sul nascere – non si sarebbe realizzata a Napoli, ma a Roma. E’ questa l’ipotesi investigativa dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio.

A puntare il dito contro Adinolfi è Marco Milanese, deputato del Pdl e consigliere politico di Giulio Tremonti. Il numero due della GdF e il braccio destro del ministro dell’Economia – dal quale dipendono le Fiamme Gialle – sono quasi arrivati alle mani, durante drammatico confronto che si è svolto a Roma, mercoledì 22 giugno, di fronte al pm Francesco Curcio: “Tu devi dire la verità” gridava rosso in viso Adinolfi, mentre il magistrato e l’avvocato del generale, Enzo Musco, temevano che i due passassero alle vie di fatto.

Marco Milanese – indagato anch’egli, a Roma e Napoli, per due inchieste non legate alla P4 – ha però confermato la propria versione.

Oltre ad Adinolfi, per il favoreggiamento a Bisignani, è indagato anche Giuseppe (detto Pippo) Marra, proprietario e direttore dell’agenzia di stampa Adnkronos. Secondo Milanese, infatti, sarebbe stato proprio Marra – considerato una creatura di Francesco Cossiga – a essere usato come tramite, da Adinolfi, per comunicare a Bisignani la notizia dell’indagine di Woodcock. Marra, interrogato dai pm e difeso dall’avvocato Luigi Li Gotti, ha negato con convinzione minacciando querele. Lo stesso Bisignani ha dato una versione minimalista, rispetto a quella di Milanese, sulla fuga di notizie. Interrogato pochi giorni fa dal gip Luigi Giordano, e dai pm Curcio e Woodcock, Bisignani ha messo a verbale: “Marra mi chiamò un giorno e mi disse: non parlare per telefono. Stop. Dopo ne parlai con l’onorevole Milanese …”.

Bisignani nei suoi verbali parla del generale Bardi, già comandante della Campania e ora dell’Italia meridionale. Cita anche Milanese e Marra, ma si guarda bene dal connettere la fuga di notizie ad Adinolfi. Ben diversa la versione di Milanese: il braccio destro di Tremonti dice che fu proprio Adinolfi a rivelargli d’aver fatto sapere, a Bisignani, per il tramite di Marra, che c’era l’indagine. Ed è su questo punto che tra i due s’è alzato lo scontro in procura. Anche perché, Milanese, colloca l’episodio in occasione di una cena che si sarebbe tenuta nel settembre 2010. Adinolfi, invece, sostiene che l’incontro sia avvenuto molto dopo, il che smonterebbe l’ipotesi stessa di una fuga di notizie.

Il 22 giugno, alle 15, Adinolfi viene quindi convocato negli uffici della Dia, in piazza Cola di Rienzo. Il generale si presenta con l’avvocato Musco e nega sdegnato. Il pm Curcio, a quel punto, prende una decisione: convoca Milanese e lo mette a confronto con Adinolfi. Due, tra gli uomini più influenti nella GdF, sono l’uno dinanzi all’altro. Oltre la vicenda giudiziaria c’è anche un importante aspetto umano: Milanese e Adinolfi sono espressione di due correnti che, a quanto si dice nella caserma di via XXI aprile, si contendono il posto di Comandante generale. Milanese è considerato uno sponsor del generale Emilio Spaziante. Adinolfi corre in proprio. Il confronto è durissimo: le versioni non concordano.

Il confronto assume toni drammatici. Milanese conferma la propria versione sulla fuga di notizie: Marra era stato inviato a parlare con Bisignani, dopo aver appreso le notizie da un altro ufficiale della Gdf, il comandante della GdF Bardi (anch’egli indagato). E a riferirgli di questo episodio fu proprio Adinolfi. Il capo di Stato maggiore, invece, nega categoricamente.

Secondo l’ipotesi investigativa, Adinolfi potrebbe avrebbe saputo dell’inchiesta, e anche delle intercettazioni su Bisignani, per via della comunicazione gerarchica interna alla GdF. Proprio la GdF di Napoli, infatti, stava lavorando con impegno all’inchiesta sulla “P4”. A questo punto, qualunque sia la vera versione, è certo che la Finanza – tranne chi ha lavorato sul campo – esce a pezzi da questa inchiesta. Basta leggere i verbali, per scoprire un mondo nel quale le pubbliche relazioni prevalgono sul distacco che sarebbe invece imposto dalla divisa. L’imprenditore Luigi Matacena – che in un interrogatorio conferma l’esistenza dei rapporti tra Marra e Adinolfi, dicendo di averli incontrati nel 2010 al premio Ischia – spiega ai pm: “Ho pagato, nell’autunno di quest’anno (…) un pranzo al Ristorante Mattozzi di via Filangieri a cui hanno partecipato il generale Bardi, il generale Adinolfi con la moglie, il generale Grassi, il generale Zafarana, l’ex ufficiale della Guardia di Finanza Stefano Grassi (oggi alle poste), il dott. Galliani (amministratore delegato del Milan) con una accompagnatrice e un suo amico (…). Il pranzo fu organizzato e pagato da me (…). In quell’occasione ho anche regalato a tutti i signori menzionati (ufficiali della Guardia di Finanza e non) dei gemelli comprati da Marinella e per le signore un Fular, sempre di Marinella”.

di Marco Lillo e Antonio Massari

Ndr: per un errore nostro è stata pubblicata in questo articolo una fotografia che ritrae l’ex comandante generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale, ci scusiamo con l’interessato.