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Mario Draghi è il nuovo presidente della Banca centrale europea. Lo ha deciso il Consiglio europeo, cioè la riunione dei capi di Stato e di governo, che si è tenuto ieri a Bruxelles. “La nomina di Mario Draghi alla Bce è un riconoscimento alle sue doti professionali, ma consentitemi di dire che è anche un successo italiano, del nostro governo”, dice Silvio Berlusconi in conferenza stampa, prendendosi meriti che non gli spettano. Visto che è opinione unanime in Europa che il governatore della Banca d’Italia si sia guadagnato sul campo il diritto alla nomina, con il governo che è stato a lungo passivo e disinteressato quando non ostile. In molti ricordano ancora le polemiche di Giulio Tremonti sui topi a guardia del formaggio, alludendo al Financial stability board presieduto da Draghi che provava a riscrivere i principi della finanza mondiale.

Anzi, il governo italiano ha combinato un grande pasticcio che, solo all’ultimo secondo utile, è stato risolto. O almeno rimandato. Ad aprile Berlusconi ha promesso al presidente francese Nicolas Sarkozy che Lorenzo Bini Smaghi si sarebbe dimesso dall’esecutivo della Bce, evitando così che l’Italia fosse sovrarappresentata con due esponenti su sei. Lasciando spazio a un francese, visto che Parigi perde il presidente uscente, Jean Claude Trichet. Peccato che Berlusconi avesse trascurato il fatto che i trattati europei vietano ai membri della Bce di prendere ordini dai governi nazionali. E così Bini Smaghi è rimasto al suo posto, con grande imbarazzo di Roma e irritazione di Sarkozy.

Ieri la svolta, considerata necessaria per non complicare la nomina di Draghi. “Ho avuto un contatto telefonico stamattina col signor Bini Smaghi che mi ha comunicato la sua intenzione di porre fine al suo mandato prima della scadenza”, comunica il presidente dell’Unione europea Herman Van Rompuy. Che però ha aggiunto: “Sta a lui, nel pieno della sua indipendenza decidere la data”. Traduzione: Bini Smaghi ha acconsentito a lasciare il posto a un francese, ma non ha voluto far coincidere l’uscita con l’ingresso di Draghi, per salvare almeno le apparenze di indipendenza della Bce. Effetto collaterale, gradito a Bini Smaghi ma un po’ meno al governo: rimanendo al suo posto ancora per qualche mese, Bini Smaghi resta in corsa anche per la successione a Draghi alla Banca d’Italia. E la sua candidatura diventa più forte, perché l’Italia non potrebbe tollerare un nuovo scontro con la Francia nel caso la permanenza di Bini Smaghi alla Bce dovesse durare ancora a lungo.

Sempre in conferenza stampa, alla domanda se Bini Smaghi sia adatto per fare il governatore, Berlusconi risponde: “Non mi sembra ci possano essere dubbi al riguardo, visto il lavoro svolto al board della Bce”. E quando i cronisti fanno i nomi di altri due dei papabili, cioè il direttore generale di via Nazionale Fabrizio Saccomanni e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, Berlusconi risponde così: “I nomi menzionati appaiono assolutamente in grado di assumere una responsabilità come quella del governatore Bankitalia e si tratta dei tre nomi che sono nel cerchio all’interno del quale sarà scelto il candidato da proporre al capo dello Stato”. Colpo di scena: violando il galateo istituzionale, Berlusconi comunica i possibili candidati prima ancora che il Consiglio superiore della Banca d’Italia abbia potuto formulare le sue indicazioni e la stampa viene informata prima del Quirinale, cui spetta l’ultima parola. Una doppia gaffe, ma Berlusconi non sembra preoccuparsi troppo delle forme (e della sostanza) in questa vicenda.

Il primo risultato, comunque, ormai è stato raggiunto: Draghi si insedierà alla presidenza della Bce quando, a fine ottobre, sarà scaduto il mandato di Trichet. E sicuramente dovrà gestire subito la crisi della Grecia sempre che, per allora, non sia già deflagrata con la dichiarazione da parte di Atene della bancarotta. Che potrebbe comportare una ricapitalizzazione della Bce. “Ho fiducia che Draghi eserciterà alla Bce una leadership forte e indipendente. Questo è essenziale in tempi normali, indispensabile in tempi difficili come questi”, questo l’auspicio del presidente Ue Van Rumpuy.

Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2011