“Nel 1500 in Sardegna gli spagnoli avevano costruito una rete di torri contro i barbari. Cinquecento anni dopo, il governo ha cambiato gli strumenti ma non i metodi: con il contributo della Guardia di Finanza, l’esecutivo ha intenzione di installare dei radar anti-migranti sulle nostre coste”. A parlare così è Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna, che commenta la decisione di posizionare quattro radar sottomarini nei fondali sardi. I siti individuati sono a Capo Pecora nel Comune di Fluminimaggiore, Capo Sperone (Sant’Antioco),  Punta Foghe (Tresnuraghes) e all’Argentiera nel comune di Sassari.

Si tratta di strumenti di profondità, ideati dall’israeliana Elta System, finanziati nell’ambito del programma del Fondo europeo di sviluppo regionale e dai Fondi frontiere estere. Il progetto comprende un totale di 18 postazioni dislocate in Sicilia, Calabria, Puglia e Liguria.

Nessuno vuole parlare di radar militari. Anzi. Nell’incontro del 25 maggio scorso tra i sindaci dei quattro comuni coinvolti e le Prefetture di Oristano e Cagliari, si è parlato di scopi civili: “Nell’ultimo vertice fatto in Prefettura – spiega il primo cittadino di Trasnuraghes Antonio Cinellu – il Generale Stefano Beduini della Guardia di Finanza ci ha riferito che questi radar serviranno ad individuare imbarcazioni di migranti, eventuali presenze di malavitosi e per soccorrere persone che si trovano in difficoltà al largo delle nostre coste”.

La conferma di quanto affermato dal sindaco è nelle carte dove si parla persino di clandestini. Nel verbale della conferenza dei servizi svoltasi il 20 dicembre 2010 il colonnello Gianfranco Gulisano, comandante del Reparto tecnologico logistico della Gdf Sardegna nell’illustrare l’intervento afferma che “si prevedono 4 siti a protezione della costa occidentale che serviranno relativamente agli sbarchi di clandestini e più in generale per l’individuazione di traffici illeciti”. Parole che trovano riscontro sempre nel verbale della conferenza dei servizi in quanto afferma il tenente colonnello Michele Rodinò: “il progetto generale, a carattere nazionale, risponde alle recenti esigenze di implementazione della sicurezza nazionale riguardo all’immigrazione clandestina”.

Incaricata dalla Guardia di Finanza per la progettazione ed esecuzione dell’intervento è il gruppo Almaviva, già concessionaria con una delle sue aziende (G.Matica) dell’amministrazione autonoma Monopoli di Stato per il gioco legale e “attore chiave – secondo il blog Noradar – nel campo delle politiche sicuritarie collaborando con il Governo alla realizzazione del permesso di soggiorno elettronico”. La società si sarebbe aggiudicata un appalto milionario: oltre 5.000.0000 di euro. Ma ufficialmente non trapela nulla. Interpellato telefonicamente il progettista e direttore dei lavori Giancarlo Bartucci si è limitato ad affermare: “Non sono dati che le posso dare. Si tratta di un’opera secretata”.

Peccato che ai sindaci, a Legambiente e, più in generale, al popolo sardo questi radar non piacciano proprio. Non ne vogliono sapere di “svendere” alle servitù militari, altro territorio dal momento che due terzi della Sardegna sono già usati per controlli ed esercitazioni di difesa. “Se serve installare questi radar – spiega Cinellu – vengano messi dove vi sono già delle postazioni militari”. Le comunità per prime si sono mosse da mesi dando vita a comitati, proteste, petizioni on line contro il parere favorevole della Regione, della Soprintendenza di Cagliari e Oristano. Dal 12 maggio a Punta Foghe centinaia di uomini e donne presidiano giorno e notte, il loro territorio per impedire alle ruspe e alla Guardia di Finanza di mettere piede in quell’area incontaminata di alta valenza paesaggistica. Basti pensare che i territori di Tresnuraghes e di Fluminimaggiore fanno parte dei Siti d’interesse Comunitario. “Il 12 maggio scorso – racconta Domenico Mura, fondatore del comitato “No radar” di Tresnuraghes – ci siamo organizzati per fare una conferenza stampa sul posto. Quando siamo arrivati a Punta Foghe ci siamo trovati di fronte la Guardia di Finanza che era pronta ad aprire il cantiere. A quel punto abbiamo fermato i lavori perché dal 30 marzo al 30 giugno in queste aree è periodo di nidificazione degli uccelli e non è possibile fare nulla”. Una valutazione fatta emergere dal Comune di Sant’Antioco anche in sede di Conferenza dei Servizi e riportata a verbale. “Da allora non ci siamo più mossi e non ci sposteremo finché non avremo rassicurazioni sul fatto che in questa zona di radar non ne verranno messi”. Una mobilitazione che ha coinvolto l’intera comunità e che usa facebook per coordinare le iniziative.

Dalla Prefettura di Cagliari arriva qualche notizia positiva: “Il Prefetto – spiega il vicario Carolina Bellantoni – dopo l’incontro con gli amministratori ha riportato quanto emerso agli organi centrali per una possibile rivalutazione dei siti. La questione è ancora al vaglio della Guardia di Finanza”. Intanto ai presidi hanno esultato alla notizia che nei giorni scorsi il Tar di Lecce ha accolto la domanda cautelare di Legambiente Onlus e ha sospeso il parere della Soprintendenza e gli atti conseguenti relativi alla installazione del radar della Guardia di Finanza a Gagliano del Capo, nel Salento. A distanza di 20 giorni, dopo che un decreto del 27 maggio a firma del presidente della Prima sezione, Cavallari, aveva già sospeso i lavori di installazione del radar costiero di profondità in attesa di discutere all’udienza del 15 giugno, il Tar ha sospeso nuovamente i lavori di installazione della strumentazione.

di Alex Corlazzoli