In occasione dell’annuale Simposio del Gewürztraminer e della Mostra dei vini di Bolzano ci siamo indotti a montare sui piccoli aerei di Air Alps per atterrare fra le imponenti montagne dell’Alto Adige. Quindi ci siamo sottoposti al clima caldo e umido di Bolzano, per assaggiare quanto di più vario offre la produzione vinicola locale. Anzitutto il Gewürztraminer, che occupa il 10% delle vigne della regione ed è divenuto negli ultimi 15 anni uno dei vini più rappresentativi: fra i vini bianchi più graditi in Italia, nonostante il nome, dati gli aromi intensi e riconoscibili e la morbidezza del gusto.

Il Gewürztraminer è uno dei vitigni più antichi, conosciuto col nome Traminer, “vitigno di frontiera”, probabilmente dal latino “terminus”: cioè la frontiera dove Romani si arrestavano prima di nuove conquiste. Il vitigno ha origine in Francia o in Germania. Anche se a Tramin, presso il lago di Caldaro, si facevano già nel XIII secolo vini omonimi, che divennero famosi in tutta Europa.

In Italia l’enfasi sul Gewurtraminer è stata posta negli ultimi 15 anni, specie dalle innumerabili guide vinicole nazionali, sfavorendo irragionevolmente altri vitigni a bacca bianca: quale il Pinot Bianco e il Silvaner. Ma anche a bacca nera, quale la deliziosa Schiava. Non che dal Gewürztraminer, in Alto Adige, si facciano vini così facili da bere: spesso alcolici, mancano della freschezza che hanno i Gewürztraminer dell’Alsazia, come riesce evidente già nelle prime comparazioni in degustazione. Qualche buon prodotto c’è, e si ha modo di provarlo in uno dei quattro castelli presso Bolzano: Castel Mareccio, del XII secolo, attorniato da vigne.

Qua apprezziamo i seguenti Gewürztraminer:

  • Josef Brigl: 2010 Windegg
  • Landsweingut Podere Provinciale Laimburg: 2010 Gewürztraminer e 2010 selezione Elyònd
  • Kellerei Cantina Meran Burggräfler: 2010 Labers e 2010 Graf von Meran
  • Abbazia di Novacella: 2009 Praepositus (un filo alcolico)
  • Kellerei Cantina Terlan: 2010 Gewürztraminer
  • Tramin: 2009 Nussbaumer

Quanto alla longevità del vitigno, si ha modo di provare anche qualche annata più matura, fra cui spiccano:

  • San Michele Appiano: 2001 St.Valentin (alquanto tecnico)
  • Kellerei Kaltern Caldaro: 2001 Campaner
  • Abbazia di Novacella: 2001 Praepositus
  • Niedermayr Josef Weingut Tenuta: 1996 Doss
  • Girlan: 1989 Optimum

Viene da domandarsi se non convenga produrre Gewürztraminer meno alcolici e con maggiore residuo zuccherino (non svolto in alcol), aspettando qualche anno prima di metterli in commercio: cosicché riescano secchi al palato, ma rotondi e meno alcolici. E forse anche più longevi…

Degna di nota la visita al Podere Provinciale Cantina Laimburg, parte del Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale: con spettacolari, e non meno teatrali, cantine scavate nella roccia porfirica del Monte di Mezzo. Dove sono stati rivenuti vinaccioli risalenti a 2400 anni fa, resti di un insediamento retico. Essi testimoniano, così è scritto nel prospetto aziendale, che l’Alto Adige sarebbe la più antica regione vinicola dell’area linguistica tedesca: il che rappresenta un vanto singolare, oltre ad essere un fatto da verificare, se comparato ai ritrovamenti attorno al Lago Neusiedl in Austria.

La Mostra dei vini di Bolzano ci ha permesso di assaggiare anche diversi altri vitigni e vini, da segnalare:

  • Azienda Agricola Stroblhof: 2010 Pinot Bianco Strahler (indubbiamente uno dei migliori vini assaggiati)
  • Weinhof Kobler: 2009 Chardonnay Ogeaner; Pinot Grigio Klausner; 2009 Gewürztraminer Feld e perfino il 2007 Merlot Riserva Klausner (piccola e nuova azienda, Armin fa vini insolitamente freschi e riconoscibili, cioè buoni)
  • Maso Unrterganzer: 2010 Chardonnay Platt e Pignat e 2009 S.Maddalena Classico (Schiava)
  • Muri Gries: 2010 Lagrein
  • Nals Margreid: 2010 Pinot Bianco Sirmian e 2010 Pinot Grigio Punggl
  • Girlan: 2000 Gschleier Schiava
  • Brigl: 2010 Santa Maddalena Rielerhof
  • Cantina Spumanti Lorenz Martini: 2005 Commissa Brut Riserva

Memorabile una degustazione verticale (varie annate) di vari vini dell’azienda Alois Lageder, le cui vigne di proprietà sono coltivate secondo i dettami della biodinamica, e i vini sono etichettati come Tenute Lageder: pur compiaciuti dalla freschezza di tutti i vini, si resta colpiti da quelli che sembrano però lontani come il fascinoso 1992 Chardonnay Löwengang o lo splendido 1989 Cor Römiberg Cabernet Sauvignon, che non abbiamo solo degustato ma poi anche scolato durante un pranzo.

Non che ci piaccia scrivere di Chardonnay o Cabernet Sauvignon in Italia, ma lo facciamo per ribadire che non ci sembra si producano più tali vini oggidì.

(Foto di Camera di Commercio di Bolzano – clicca qui per ingrandire)