Innanzitutto, scusate per la lunga assenza, ma questi primi mesi del “futurista” (che dal web è sbarcato anche in edicola) sono stati a dir poco intensi. Ma eccoci qui, con il “vento nuovo” che soffia nel paese, i burattinai che escono dall’ombra, il Pdl che si rivela per quel che è (un sistema di potere corrotto e corruttore), la maggioranza che continua a reggersi sugli Scilipoti di turno, e il berlusconismo colpito, indebolito, accerchiato ma non sconfitto. E il punto è proprio questo: Silvio Berlusconi è ancora a Palazzo Chigi. E da lì tenterà di giocarsi tutte le carte che gli restano. La guerra alla giustizia, le leggi bavaglio, l’assalto all’informazione, gli editoriali di Minzolini e le promesse alla Lega. Tutto per restare in sella. Tutto, chissà, per tentare l’ultima sfida: la scalata – Dio non voglia – al Quirinale.

E allora attenzione. Non caschiamoci. Non facciamoci incantare dal Caimano, non prestiamo il fianco al probabile colpo di coda. Per questo, fa una certa impressione leggere le risposte di Antonio Di Pietro al Corriere della Sera, in cui confessa di provare humana pietas per il premier, si dice pronto a fare le riforme e anticipa una sorta di “abbandono dell’antiberlusconismo” per dedicarsi all’alternativa di governo. Ecco, noi non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare proprio ora l’antiberlusconismo. Perché quando un sistema crolla, bisogna essere altrove. Senza l’illusione di poter raccogliere qualche maceria a proprio uso e consumo, con l’errata convinzione che gli “apparati” rappresentino davvero un elettorato e che si possano perciò ereditare. L’humana pietas non può mica essere il velo dietro cui nascondere trattative di comodo o tattiche elettorali. Ha detto bene qualche lettore: Tonino, non cascarci pure tu. Proprio ora…