Avrebbe compiuto 70 anni quest’anno Bonvi, come ha ricordato Teresa Guccini in un pezzo per il fattoquotidiano.it. E domenica Modena (chissà perché Bologna, che fu la sua casa, l’ha così in fretta dimenticato) dedica a lui un’ala del parco Amendola a Modena che verrà trasformata nel Bonvi Parken. Ovvero il parco dedicato a Franco Bonvicini, autore delle Sturmtruppen, uno dei più grandi disegnatori europei che nel 1969, per Paese Sera prima e L’Ora di Palermo dopo, esportò dagli Stati Uniti le Daily Stripe con quei nazisti sgangherati che erano le Sturmtruppen e che diventarono un film nel 1976 e vennero inserite in una delle più popolari trasmissioni televisive che negli anni Settanta trasmise il secondo canale Rai insieme a Nick Carter, altra creatura nata dal genio bonviano.

L’amministrazione comunale di Modena ha pensato bene di fare le cose in grande, intitolando al più grande fumettista italiano del Novecento uno spazio che non sarà solo una dedica stampigliata su un cartello piantato ai bordi del più frequentato parco di Modena. Perché al Bonvi Parken si inaugurerà una retrospettiva dedicata al maestro modenese e si parla già di un museo permanente – disegnato dall’architetto Sofia Bonvicini, la figlia di Bonvi – con strisce dei più grandi fumettisti italiani.

Poi certo, domenica prossima si respirerà un’aria di divertito revival per una della più graffianti matite delle nostrane strip. Alle 18.30 l’”inaugurazionen uffizialen con aperitifo da kampen”, mentre l’arena del parco alle 20.30 verrà occupata da amici di Bonvi come Francesco Guccini, Teo Teocoli, Guido De Maria, Giancarlo Governi, Valerio Massimo Manfredi e Vincenzo Mollica. Mentre Freak Antoni doppierà alcune strisce animate di Sturmtruppen.

Il Bonvi Parken segue di poco il ricordo dei settant’anni che Bonvi avrebbe compiuto il 31 marzo. Nascita contesa tra Modena e Parma (erano tempi di guerra, la madre lo iscrisse a entrambi gli uffici dell’anagrafe, ma in realtà nacque a Modena), Bonvi vive la sua giovinezza a Modena negli anni Cinquanta e Sessanta, dove conosce Guccini e da cui nasce la collaborazione con la casa di produzione cinematografica Vimder Film di Guido De Maria.

“Io facevo l’Istituto Magistrale e dato che mi era sempre piaciuto disegnare, per la modica somma di cinquanta lire arrotondavo la misera «paghetta» settimanale ornando mesti sacchi da ginnastica con improbabili vignette a china”, ha scritto Francesco Guccini nella sua autobiografia, “gli affari andavano abbastanza bene, quando mi dissero che avevo un concorrente, «uno del Barozzi» (Istituto Tecnico per ragionieri e geometri); anche lui arabescava sacchi da ginnastica. Ci incontrammo, credo, con reciproca diffidenza. Fu così che conobbi Franco Bonvicini, ma per noi diventò subito «il Bonvi». Io poi lasciai i disegni e mi diedi alla chitarra, Bonvi continuò a disegnare dappertutto, su carta e sui muri”.

E’ però nel ’68 che Bonvi diventa nazionalpopolare lanciando la striscia delle Sturmtruppen (ed anche qui Guccini pare averci messo mano nei testi) per un concorso indetto da Paese Sera. Eccoli allora il capitanen, il sergenten, il medichen militaren, nel loro italiano germanizzato, o tedesken, prendersi beffa di trincee, mondo militare e soprattutto del nazismo.

I soldatini goffi con l’elmetto calato fin sopra gli occhi prendono la guerra come una riproduzione buffa di qualche gag comica di Buster Keaton o Charlot. Impauriti guardano nel vuoto della bidimensionalità spaziale e non nascondono di certo la loro codardia o impreparazione all’assalto e all’uccisione del nemico.

Bonvi era riuscito a mettere in bocca a questi militi ingobbiti frasi così politicamente scorrette (erano nazisti, figuriamoci) da lasciare una traccia indelebile per un’arte, quella del fumetto, ancora trattata nei primi anni ’70 come qualcosa di banalmente commerciale.

Era un’artista a tutto tondo e non badava a nulla che non fosse la propria libertà creativa: mai un lavoro su commissione, mai una marchetta forzata, mai un peana sul tengo famiglia.

Clima da ’68, libero, anarchico, culturalmente sovversivo. Clima che non c’è più. Morto e sepolto sotto quintali di lanci pubblicitari e di animazione senz’anima.

Comunque per Bonvi uno dietro l’altro arrivano Cattivik e Nick Carter. Altre due creature del suo universo: “Brivido, terrore e raccapriccio” per il primo e “l’ultimo chiuda la porta” per il secondo. Patzy, Ten e Nick Carter (un’evoluzione eretta dei soldati tedesken) diverranno celebri grazie alle serie animate di SuperGulp!

Anche se il Bonvi la vita l’ha presa sempre senza troppo affanno, senza troppa smania di esserci e apparire. A ricordarlo oggi, in quelle sue apparizioni televisive, in quei filmati clandestini (molti ne rivedremo domenica sera al Bonvi Parken) si capisce che quell’omone lì, dallo sguardo stralunato, non avrebbe mai smesso di scherzare e riderci su.

Gliel’ha dedicata l’amico Guccini, un’epigrafe sentita e struggente, burbera e dolce in Lettera: “Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa, e c’è il sospetto che sia triviale l’affanno e l’ansimo dopo una corsa, l’ ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa… che chiami… vita…”.

Guccini per Bonvi fu fratello maggiore e minore. Lavorarono insieme per anni, prima nei fumetti, poi nella pubblicità. Ma soprattutto si vedevano nella loro Bologna delle osterie di fuori porta. Suonavano, tiravano mattino.

Nel 1985, sempre a Bologna, Bonvi, quasi per gioco viene eletto come consigliere comunale nel Pci. Siamo nel 1985 e il partito era ancora Partito. Il nome di Bonvi serviva per completare la lista, ma alla fine – a grande sorpresa – venne eletto. La nomenklatura dava per scontato che si dimettesse il giorno dopo. Ma Bonvi non lo fece. Venne chiamato dall’allora sindaco Renzo Imbeni, che insieme al Partito con la P maiuscola è rimasto nell’immaginario collettivo anche l’ultimo Sindaco con la esse maiuscola: “Franco Bonvicini“, raccontò Renzo Imbeni in quei giorni frenetici, dove i mammasantissima del partito scalpitavano per il posto che Bonvi avrebbe dovuto lasciare, “mi ha chiesto un consiglio. E io gli ho spiegato che lui era stato regolarmente eletto e il suo posto è in consiglio comunale”.

La sua avventura finì due anni dopo. Racconta la cronaca di Repubblica del 4 agosto 1987: “Il cartoonist Bonvi, come sempre, è seduto sui banchi del suo gruppo, il Pci. Si guarda attorno, ascolta e non si raccapezza. Possibile racconterà dopo nella sua lettera di dimissioni al sindaco che si debba perdere tanto tempo in riti tanto noiosi? Poi la decisione. Bonvi torna a casa, si sbarba; indossa un bel completo blu e torna in consiglio. In aula, mentre la grande maratona si avviava al termine, il colpo di scena. Lui chiede la parola e attacca cantando l’ estate sta finendo, il famoso motivo dei Righeira. Gli altri lo guardano nemmeno stupiti. Ma nessuno si aspetta il resto. Sobbalzano, invece, quando Bonvi, rivolto al sindaco, dice: Non intendo offendere nessuno, ma non sono mai stato tanto tempo in mezzo ad una congrega di imbecilli come stasera. Perciò mi dimetto”.

Capito il personaggio? Questo era Bonvi. E da questo si capisce, forse, perché Bologna si è dimenticata troppo in fretta di Bonvi. Per fortuna che Modena ha risposto presente.

Davide Turrini ed Emiliano Liuzzi