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Sorpresa: in Alto Adige c’è posta anche di sabato

Confermate le consegne tradizionali, niente settimana corta per i postini

Nel resto d’Italia no, ma a Bolzano il postino suona anche il sabato. In Alto Adige non si sono piegati al diktat di Massimo Sarmi, l’amministratore delegato delle Poste, che nell’autunno del 2010 decise di cancellare il sabato dal calendario lavorativo. Come ci sono riusciti? Hanno ricordato a Sarmi che l’Alto Adige è a un passo dall’Austria e che dal primo gennaio 2011 avrebbero potuto rivolgersi anche alla concorrenza estera. Lo hanno messo di fronte a un aut aut: o continuava a far consegnare dai suoi postini anche il sabato lettere, raccomandate e giornali, oppure da un punto di vista postale l’Alto Adige si sarebbe consegnato allo straniero.

Per evitare il brutto colpo d’immagine, Sarmi ha deciso di fare buon viso a cattivo gioco e ha sottoscritto un accordo commerciale ad hoc che prevede, appunto, il recapito tutti i giorni, sabato compreso. Decisive sono state le pressioni su di lui del gruppo editoriale Athesia che pubblica il Dolomiten, il giornale più diffuso nella regione. L’intesa è stata sottoscritta anche dai sindacati, soprattutto perché accompagnata da 35 assunzioni a tempo indeterminato. Gli stessi sindacati che alcuni mesi prima avevano firmato un accordo di segno opposto per il resto d’Italia, accettando la cancellazione del sabato con l’allontanamento di 6.250 dipendenti.

Grazie all’intesa di Bolzano, l’Alto Adige diventa una specie di felice enclave nel mare di guai del resto d’Italia. Passate due stagioni e finita la fase di sperimentazione della settimana corta postale, è possibile tirare le somme degli effetti sulla clientela del taglio del sabato. Il bilancio non è affatto esaltante. Le Poste dicono che per garantire i recapiti hanno mantenuto una specie di nucleo di emergenza o di pronto intervento composto da 696 postini per le consegne “dedicate” del fine settimana. Ma considerando che i comuni italiani sono circa 8 mila, significa che di sabato in ogni comune ci sono statisticamente al lavoro 0,087 portalettere. In concreto, l’impegno postale si traduce in un uno sparuto drappello di portalettere nelle grandi città per la consegna delle raccomandate a cui Poste non possono sottrarsi se non vogliono incorrere in una nuova multa dell’Antitrust.

Proprio per le raccomandate l’azienda di Sarmi è già stata sanzionata alla fine del 2010, nel bel mezzo dell’esperimento del sabato, perché continuava a promettere ai clienti la consegna il giorno successivo alla spedizione, in J+1, come dicono in gergo. Ma con la soppressione del sabato, l’impegno delle Poste era evidentemente irrealizzabile almeno un giorno la settimana. Proprio per non incorrere in una nuova sanzione, le Poste hanno organizzato il drappello postale del fine settimana e ora assicurano che tutto è a posto. Ma fonti sindacali sostengono l’esatto contrario, e cioè che il manipolo di postini del sabato è insufficiente e una gran parte del paese rimane scoperta. Secondo le stesse fonti, con il sistema di emergenza le Poste sono in grado di assicurare alla meno peggio il recapito in appena un quarto del territorio nazionale.

Soprattutto la consegna dei giornali lascia molto a desiderare. In varie parti d’Italia l’azienda di Sarmi ha stipulato accordi con piccoli padroncini del trasporto (gli accollatari, in gergo postale) oppure con agenzie di recapito privato. Con esiti modesti, però, perché stando alle segnalazioni, appena metà degli abbonati riceve la sua copia il sabato, mentre gli altri devono aspettare fino a lunedì, con quale soddisfazione è facile immaginare. Il danno per lettori ed editori è evidente.

Anche questa vicenda del sabato postale conferma una tendenza in atto da diversi anni, e cioè il progressivo sganciamento delle Poste di Sarmi dall’oggetto che dovrebbe essere la ragione sociale dell’azienda, la consegna della corrispondenza. L’amministratore delegato ha concentrato la sua attenzione sui redditizi servizi non postali, dalla banca alle assicurazioni, considerando il recapito una zavorra del passato e consegnandolo alle cure della Cisl, il sindacato alleato e di fatto cogestore dell’azienda. Responsabile dei servizi postali di recente è stato nominato Rosario Fava, un funzionario prescelto dal potente segretario dei postini Cisl, Mario Petitto, un ex udc sempre più vicino al centrodestra di Berlusconi. Alcuni giorni fa la Cisl delle Poste ha festeggiato il raggiungimento dello straordinario traguardo di 62 mila iscritti su 150 mila dipendenti.