Se è vero, come ha detto Gandhi, che la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali, la Romania è un paese moralmente minuscolo. Il paese è conosciuto da 10 anni per il trattamento crudele verso i cani randagi e verso chi li protegge, tanto che nella protesta di aprile a Berlino si è guadagnata il nome di “Terra della morte per gli animali”.

Oltre ai massacri quotidiani avvengono avvelenamenti di massa, uccisioni a colpi di arma da fuoco e uccisione a tappeto nei canili – anche se chiamarli canili è un eufemismo, dalle numerose foto che circolano il nome più appropriato sarebbe lager. Come quella che ha avuto larga eco sui media romeni nel canile di Botosani, avvenuta il 13 maggio scorso e testimoniata da Save the Dogs: 230 cani in una sola notte. Nella giornata erano stati dichiarati “affetti da cimurro” ed eliminati su direttiva dell’autorità sanitaria locale. Peccato che solo 24 ore prima una piccola associazione di volontari, la Ador, avesse visitato e fotografato gli animali, portando loro cibo e prenotandone 18 da portare nel proprio rifugio. Il giorno dopo, recatisi sul posto, li hanno ritrovati morti, chiusi in sacchi di plastica con evidenti segni di violenza. All’arrivo della stampa gli operai del canile pubblico hanno accolto i giornalisti lanciando sassi e mattoni, probabilmente in stato di ebbrezza. Nonostante le foto del giorno prima pubblicate dalla Ador, il vice sindaco ha dichiarato che “tutti i cani erano affetti da cimurro, una malattia incurabile”. Però ha promesso un’inchiesta e ha sottolineato che i dipendenti del canile “appartengono alle categorie più basse della società”.

Ma come mai la Romania combatte da anni il randagismo nel modo più incivile possibile e non lo risolve con le sterilizzazioni a tappeto, l’unico mezzo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato scientificamente valido? L’origine della situazione attuale si fa ricondurre all’amministrazione di Nicolae Ceauşescu, il dittatore processato e ucciso nel 1989, che aveva voluto cambiare il volto delle città attraverso un ammodernamento che sostituiva le tradizionali casette con giardino con blocchi condominiali. Migliaia di cani usati perlopiù per la guardia vennero abbandonati in massa. Quasi nessuno era sterilizzato. Si riprodussero a ritmo serrato e nei decenni che seguirono la situazione divenne fuori controllo. Nel 2001 il sindaco di Bucarest diede l’ordine di accalappiare e uccidere 40 randagi al giorno. La decisione divenne presto legge e nel novembre 2002 venne applicata a tutto il territorio romeno.

Ora, uccidere i cani randagi in Romania nutre un giro di affari di milioni di euro. I primi a guadagnarci sono gli accalappiacani, che a Bucarest per non prendere i cani protetti da una comunità chiedono 25 euro. Le autorità locali riportano grandi spese per dare asilo, nutrire, sterilizzare, identificare, eventualmente uccidere tramite l’eutanasia e incenerire i cani dei canili municipali, affidando la gestione a partner o ad aziende che richiedono cifre esorbitanti, quando è noto che in molti canili gli animali sono così affamati da mangiare quelli morenti. Le associazioni animaliste denunciano che ci sarebbe una specie di associazione a delinquere, con la spartizione dei profitti fra i politici e i loro partner commerciali. Al top delle aziende controverse è la Protan, specializzata nell’eliminazione e smaltimento dei cani, accusata nel 2007 di aver buttato 47 tonnellate di carcasse di animali nella periferia di Bucarest.

Il costo medio della cremazione di un cane in Romania, incluso il trasporto, è di circa 15 euro e viene calcolato a chilo. Sulla carta il chilo si moltiplica misteriosamente fino a decuplicarsi. Questo significa che i 2 milioni di cani randagi che verrebbero uccisi con la legge PL 912 farebbero guadagnare alle aziende dai 30 ai 300 milioni di euro. Significa anche che questa cifra può essere guadagnata solo se i cani vengono presi e cremati oppure vengono cremati nei canili, dove possono venire uccisi legalmente per malattia oppure vengono ridotti alla fame, guadagnando anche sul cibo.

Secondo un calcolo di Helping Animals Romania in dieci anni il randagismo non solo non è migliorato, ma è aumentato. E i profitti sono alle stelle. A Bucarest nel periodo 2001-2007 sono stati spesi quasi 9 milioni di euro per uccidere 144.000 cani (62 euro a capo). Ad Arad nel periodo 2008-2010 sono stati uccisi 2.986 cani per 308.048 euro, cioè una media di oltre 103 euro ad animale, a Slatina nel periodo 2008-2010 sono stati uccisi 1.111 cani spendendo 205.500 euro, quasi 185 euro a cane, a Brasov nel periodo 2003-2008 sono stati uccisi 20.000 cani, per una cifra di 1,45 milioni di euro (72 euro a cane), a Constanta nel periodo 2008-2010 sono stati uccisi 20.000 euro per la cifra di 1,5 milioni di euro (75 euro a cane). Il risultato delle stragi è che i cani randagi sono aumentati. La sterilizzazione invece costa solo 20-25 euro a cane. Forse questo è il motivo perché politici e aziende non hanno interesse perché il randagismo sia interrotto.