Perché un gruppo di cittadini – quello del Comitato Bolognese Articolo 33 – non riesce ancora ad avere dalla propria amministrazione una risposta semplice, chiara, esplicita, rispetto a un proprio diritto esigibile? In fondo si tratta dell’esercizio legittimo del diritto che i cittadini possano democraticamente pronunciarsi: non solo pratica di diritti fondamentali, ma anche potenziale indicazione operativa per il governo della Città alla luce dell’approssimarsi della scadenza delle convenzioni attualmente in corso, tra il Comune di Bologna e la scuola d’infanzia privata paritaria.

I fatti: in seguito al rinnovo nel gennaio 2010 da parte del consiglio comunale (commissario Cancellieri, a seguito delle dimissioni di Delbono) delle convenzioni con le scuole dell’infanzia paritarie private, cui sono state destinate risorse pari a 1.055.000 euro – il Comitato promuove un referendum consultivo, improntato, oltre che al buon senso, al dettato dell’art. 33 della Costituzione: quali delle seguenti proposte ritieni più idonea per migliorare la qualità della scuola dell’infanzia? 1) destinare tutti i fondi disponibili alle scuole comunali; 2) destinare fondi alle scuole paritarie private. Si badi bene: si tratta di fondi comunali. Nulla potrebbero le obiezioni che una parte dell’opposizione solleva contro chi, criticando l’erogazione di fondi statali alle scuole paritarie, dimentica che in quelle sono incluse le scuole comunali.

Il Comitato dei Garanti non solo non si pronuncia sull’ammissibilità del quesito referendario, ma esprime parere sull’improcedibilità del referendum stesso, considerando la particolare condizione del Comune. Ma senza considerare che – nonostante il commissariamento – Cancellieri ha deliberato su molte questioni significative almeno quanto quella sollevata dal quesito referendario. Un’ordinanza del Tribunale di Bologna ha ingiunto al Comitato dei Garanti – in carica finché il consiglio comunale non lo rinnoverà – di esprimere entro 7 giorni da oggi parere sulla ammissibilità del quesito. In sostanza l’organismo competente viene chiamato ad agire sulla questione, immobilizzata dal precedente pronunciamento in un’inerzia colpevole. Ed ecco l’autogol politico del nuovo primo cittadino di Bologna: Merola ha firmato la memoria difensiva del Comune, assumendo in proprio e in toto il punto di vista espresso dai garanti. Ci chiediamo allora – insieme ai membri del Comitato Art. 33 – il senso di una così precipitosa presa di posizione davanti ad un problema politico, ma anche etico e sociale, da parte di un sindaco di centrosinistra. E ci interroghiamo sul senso del fatto che alcun principi considerati inviolabili rispetto a un’identità – scuola pubblica, laicità, pari opportunità, ma anche partecipazione – siano ormai dismessi anche da coloro che sono stati eletti per garantirli.