Com’era facilmente prevedibile, all’indomani della vittoria nei referendum una schiera di politici “bolliti” – così li definirebbe Marco Travaglio – hanno iniziato subito a mettere il cappello sui meriti di questo straordinario risultato. I meno citati, i meno intervistati, i meno coinvolti nei dibattiti televisivi sono stati, naturalmente, i veri protagonisti della vittoria: i tantissimi cittadini che, attraverso i più svariati comitati, associazioni e gruppi di lavoro, si battono da tempi non sospetti per il diritto all’acqua pubblica, per la produzione di energia pulita e per una giustizia uguale per tutti.

Tra questi – lasciatemelo dire – includo anche il circolo Arci Fuori Orario, che da anni conduce una forte campagna promozionale a favore del risparmio idrico, della valorizzazione delle acque dell’acquedotto, del boicottaggio delle bottigliette di plastica, del risparmio energetico. Lo dico perché tutti noi ne siamo veramente fieri ed è doveroso ringraziare le migliaia di ragazzi che, frequentandoci con assiduità, hanno permesso di far conoscere a tanti altri le nostre proposte.

Oggi questo meraviglioso movimento di cittadini, che ha saputo affermarsi attraverso il referendum ed è stato il determinante protagonista anche delle ultime elezioni amministrative, ha dimostrato di sapersi muovere con una nuova autonomia rispetto ai tradizionali partiti di riferimento e di essere almeno due o tre passi avanti a essi. I cittadini sono stati gli anticipatori di tematiche “sconosciute” nel mondo della politica tradizionale e sono stati anche capaci di mantenere quell’autonomia necessaria per non farsi risucchiare all’interno delle soffocanti logiche partitocratiche (che spesso sono logiche di interesse).

Adesso sarebbe un vero spreco lasciare che tutte queste “potenzialità” tornino a rioccuparsi delle pur nobili battaglie civili alle quali sembriamo relegati. Ho letto che alcuni comitati stanno pensando di raccogliere firme per un referendum che abroghi l’attuale legge elettorale. E altri lo stanno facendo per togliere i rimborsi elettorali. Azioni sacrosante, certo, ma io credo che siano insufficienti e che possano limitare il nostro ruolo a quanto in realtà ci è consentito fare, cioè le cose di bassa manovalanza, perché tanto poi le cose che contano davvero le decidono “altrove”.

Ritengo che sia arrivato il momento giusto affinché tutti i soggetti, associazioni, movimenti, comitati di cittadini, gruppi di lavoro, si diano un obiettivo molto più ambizioso: dobbiamo individuare un nostro candidato premier e costringere i partiti che più ci sono vicini a dover confluire su di lui.

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Succederà così, com’è successo con i referendum.

Noi il nome da proporre lo abbiamo già ed è il miglior candidato che la società civile possa esprimere. È il candidato che può vincere oggi, domani o anche fra due anni.

Si chiama Roberto Saviano.

Noi vogliamo Roberto Saviano!

Abbiamo anche il programma. O meglio,un solo programma: la Costituzione.

I primi a montar su saranno i ragazzi del Movimento 5 Stelle, poi Di Pietro, quindi Vendola e alla fine, inevitabilmente, dovrà farlo anche il Pd, perché noi nel frattempo saremo così tanti e il nostro sogno sarà così grande… che nessuno potrà impedirci di realizzarlo.

Postiamo su Facebook, scriviamolo a tutti i nostri amici, cominciamo a tessere quella rete di consenso che, di giorno in giorno, porterà Roberto Saviano a diventare il primo ninistro del nostro Paese.