”Un gruppo affaristico” organizzato in modo da “influire illecitamente nell’ aggiudicazione di gare” d’appalto per contribuire alla realizzazione di giacimenti petroliferi in Iraq e Kuwait con “dirigenti infedeli del gruppo Eni e faccendieri” che avevano costituito “societàgemelle” all’estero per spartire le tangenti rastrellate da aziende italiane per essere ammesse al lavori da miliardi di dollari.

E’ questa la vicenda su presunte mazzette e appalti per i lavori nei giacimenti petroliferi in Iraq (Zubair) e Kuwait (Jurassic Field) al centro della nuova indagine del pm di Milano Fabio De Pasquale. Vicenda sintetizzata nel decreto di perquisizione che ieri, e ancora oggi, ha portato la Guardia di Finanza negli uffici e nelle abitazione di alcuni degli almeno cinque indagati e di società sparse in Italia e all’estero come in Israele e in Gran Bretagna.

Si tratta del primo atto “visibile” di un’inchiesta nata pochi mesi fa dalle dichiarazioni di Mario Reale, ex responsabile del cane a sei zampè della sede di Mosca e che ha portato ad iscrivere nel registro degli indagati le società Eni e Saipem, e Nerio Capanna, dirigente, per un progetto Kuwait della sede distaccata di Fano di Saipem, Diego Braghi, responsabile degli approvvigionamenti della controllata Eni Zubair, e almeno tre o più intermediari tra cui Massimo Guidotti, Stefano Borghi ed Enrico Pondini. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione internazionale.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti i cinque si sarebbero avvalsi degli uffici operativi a San Donato Milanese, di società di comodo costituite all’estero, di conti bancari in Svizzera e nel Regno Unito e avrebbero usato “contatti preesistenti con funzionari pubblici stranieri e canali interni al gruppo Eni” e operato per “influire illecitamente nell’aggiudicazione” di gare all’estero in cui sono coinvolte, come stazione appaltante, società “del gruppo energetico”. Gare che interessavano alcune aziende italiane dell’ingegneristica e delle costruzioni (come il gruppo Bonatti, Ansaldo, Renco, Elettra Energia ed Elettra Progetti su cui sono in corso accertamenti) che dall’anno scorso pur di partecipare ai lavori e ottenere gli appalti avrebbero versato mazzette estero su estero ai “dipendentì Eni, come tengono a precisare dalla società del cane a sei zampe.

E se Braghi – che nelle conversazioni aveva il soprannome “Panatta” o “Maradona” ha un ruolo “cruciale nell’ assegnazione degli appalti di Eni Zubair” tant’è che più volte esterna ai suoi interlocutori la possibilità di influire sull’iter di assegnazione (“se posso non li faccio vincere … giusto per il gusto di non farli vincere … ho più gusto… a non perdere niente”), per il pm sia lui che Capanna (“lo zio” o “zio Tom” sono “due dirigenti infedeli del gruppo Eni” che hanno costituito all’estero “società gemelle” per spartire le tangenti intascate dalle aziende che hanno ottenuto gli appalti “pilotati”. Eni, che si ritiene “parte lesa” nell’inchiesta milanese, ha già avviato provvedimenti disciplinari e cautelari nei confronti dei dipendenti coinvolti nella vicenda.