Ai Weiwei, attivista e artista cinese, torna libero. L’architetto autore del ‘Nido d’Uccello’, lo stadio nazionale di Pechino, è stato rilasciato oggi su cauzione dopo circa due mesi di detenzione. La polizia lo avrebbe rilasciato, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa cinese, per buona condotta nel confessare il crimine. Ai, che era stato imprigionato per frode fiscale, si è detto pronto a pagare le tasse che avrebbe evaso con la ‘Beijing Fake Cultural Development Ltd’. “Non è ancora tornato a casa – ha riferito la sorella dell’artista Gao Ge, che dichiara di non aver ricevuto alcuna telefonata dalla polizia -, noi siamo all’oscuro di tutto”.

Weiwei, 53 anni, dissidente, era stato arrestato senza alcuna motivazione il 3 aprile, mentre si trovava all’aeroporto della capitale cinese. Per i quattro giorni seguenti le autorità mantennero il silenzio sull’episodio, mentre l’intera comunità internazionale lanciava diversi appelli per il suo rilascio. L’accusa rivolta alla Cina – anche e soprattutto in Rete – riguardava la volontà di mettere il bavaglio alle voci critiche del governo. Poi, il 7 aprile, la spiegazione: l’artista “è indagato per reati economici”, fece sapere la portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei, precisando che “il suo arresto non ha nulla a che vedere con la questione dei diritti umani o della libertà di espressione”. La comunità internazionale, comunque, “non ha alcun diritto di interferire in questioni interne”, ha specificato.

“Ai Weiwei sta bene, non ha subito torture né è stato picchiato”. Questa una delle poche testimonianze relative alle condizioni dell’artista, riferita da Liu Xiaoyuan, avvocato impegnato a favore dei diritti umani e amico dell’artista, quando il mese scorso la polizia aveva consentito a Weiwei di incontrare sua moglie. Per la prima volta dopo l’arresto. Ai coniugi fu però vietato parlare sia delle condizioni di detenzione sia delle cause che hanno portato all’arresto dell’attivista.

La vicenda di Weiwei è una delle tante riportate in Rete dagli attivisti di tutto il mondo. Specie dopo la stretta sul dissenso imposta dalle autorità a seguito delle “proteste dei gelsomini” pro-democrazia organizzate a fine febbraio a Pechino e a Shanghai. Da allora il governo centrale ha ordinato l’arresto, il fermo o la deportazione nei campi di rieducazione di decine e decine di dissidenti, attivisti, intellettuali e artisti incolpati di “sovversione ai danni dello stato”.