Sceso dal selvaggio Piedimulo giusto in tempo per essere travolto dalla frana di una cinquina che lo esclude, Alessandro Bertante digrigna i denti come i lupi della sua Nina: «Lo Strega è un premio prevedibile. Se non si cambia il regolamento, magari con una rotazione dei 400 Amici della Domenica, andrà a finire sempre così». Ben detto, purché la rotazione sia fatta con delicatezza, onde evitare che qualche giurato malfermo cada giù dalla terrazza di Casa Bellonci, trasformando la rotazione in una rottamazione. Non che ne manchino i presupposti: l’età media degli Amici è di 67 anni. E ogni anno si fa più denso il pigia-pigia nell’appartamento dei Parioli, gremito di stampelle e badanti.

Luciana Castellina
, splendida ottantatreenne finalista con La scoperta del mondo (Nottetempo) sorrideva a suo agio come a una cena di classe. Assenti i due Amici più illustri, Andreotti e Ciampi, mercoledì sera tra le tante facce incartapecorite si riconoscevano boiardi di Stato, ex-funzionari Rai, politici della prima Repubblica e manager editoriali in pensione. Qualcuno si è stupito di non vedere in giro Luigi Bisignani (la P 400?). Se è vero che Nel mare ci sono i coccodrilli, come recita il titolo di un altro romanzo ingiustamente scartato (Fabio Geda, Dalai editore), nello Strega sguazzano i dinosauri. Tutti all’assalto di un buffet depressivo, con tramezzini vintage e vini da gastrite. Un rituale che si ripete identico da oltre sessant’anni, e che da troppe stagioni premia invariabilmente un titolo del maggiore editore italiano, di proprietà ben nota. Con l’aggravante, quest’anno, della micidiale doppietta Mondadori-Einaudi.

Il direttore della Fondazione Bellonci, Tullio De Mauro, annuncia riforme del regolamento. Ma più che una riforma, ci vorrebbe una drastica epurazione. Solo il 55% dei giurati sono scrittori e critici letterari, il resto viene dall’editoria, dal giornalismo, dal cinema o dalla politica. Passi per il sindaco di Roma in carica, ma che ci fanno i suoi predecessori? E senza indulgere a retoriche leghiste, possibile che più della metà dei posti spettino a romani, e solo un’ottantina a milanesi? De Mauro si è preso una bella gatta da pelare. Ma dia retta, se proprio non riesce a mandare a casa con le buone i senatori a vita, faccia venire un catering dalla Bassa Sassonia, e ordini tartine di broccoli rigorosamente “bio”.