Dopo giorni di spasmodica attesa, a Pontida Umberto Bossi detta le condizioni per salvare il governo, con tanto di scadenze assai ravvicinate. E’ del tutto evidente che non potranno mai realizzarsi, ma tutti fanno finta di crederlo per timore delle elezioni.

Anche le opposizioni e il Pd in particolare.

Il più sano ha la rogna

Sta chiuso nel fortino di Gemonio
Bossi, il padan, per preparar la sfida
e dettar, da politico demonio,
le condizion per non cambiar la guida.

Da sol lavora il capo della Lega
annunciando ogni tanto una sorpresa
con la qual, da fantastico stratega,
di tutti i verdi fan gasa l’attesa.

I suoi ministri convoca di notte
asfissiandoli al fumo dei toscani
e, pur con attitudini ridotte,
anche il Trota è con lor, povero nani.

Trattiene il fiato tutta la Nazione
nell’attesa che Bossi infine esprima
che cosa deve fare il Capellone
per sparir sol nel tredici e non prima.

Le condizion, con tanto di scadenza,
son tali che domani il poveretto
dovrebbe al Quirinal chiedere udienza
e dir: “Napolitano, mi dimetto”.

Ma ben si sa qual è la situazione:
benché il governo non governi più,
un premier destinato alla prigione
promette che dei servi la tribù

realizzi quel che vuole Umberto Bossi.
Bossi sa che è impossibile davvero,
ma il timor di un governo con i rossi
lo fa del Pdl prigioniero.

Sembrerebbe in effetti che il Pd
potrebbe andare al posto del caimano,
ma non sapendo scegliere con chi
fa come l’asino di Buridano.