Quattro finanzieri e una giornalista arrestati. Non ci sono solo boss e affiliati nella maxi operazione anticamorra eseguita stanotte su 58 persone dai carabinieri del comando provinciale di Avellino. E che ha interessato anche le province di Napoli, Salerno, Caserta, Roma, Firenze, Parma e Ascoli Piceno. Il blitz ha consentito di smantellare il clan Cava che operava nella zona di Quindici, nell’avellinese: gli indagati sono in tutto 79, per 53 di questi sono stati disposti gli arresti in carcere, per altri cinque ai domiciliari. I finanzieri arrestati prestavano servizio presso il comando provinciale di Avellino e, secondo l’accusa, avrebbero sviato le indagini delle stesse Fiamme gialle, fornendo al capo dell’organizzazione notizie sulle inchieste in corso. La giornalista ai domiciliari gestiva invece insieme al fratello una delle attività commerciali coinvolte nell’indagine. Le accuse per tutti sono di associazione mafiosa ed estorsione.

Sequestrati nel corso dell’operazione appartamenti in tutta la Campania, una decina di auto, conti correnti postali e diverse società. Per un totale di 4 milioni di euro. Secondo le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, gli indagati avevano organizzato una rete di bar e locali per gestire il gioco d’azzardo elettronico. I titolari e i gestori compiacenti oppure vittime di minacce e intimidazioni disponevano nei propri locali i videopoker e altre apparecchiature per il gioco telematico truccate dal clan per interrompere all’occorrenza il collegamento con il ministero delle Finanze e appropriarsi delle giocate. Agli stessi commercianti venivano imposte forniture alimentari di tramezzini e caffè prodotti da ditte della stessa organizzazione criminale. Sono una decina i bar individuati dai carabinieri in tutta la provincia: uno dei locali si trova a poche decine di metri dalla sede del comando provinciale dell’Arma che ha gestito l’operazione.

L’organizzazione aveva anche messo a punto un sistema per incassare ingenti somme di denaro, derivate dalle giocate illegali. Erano stati accesi diversi conti correnti postali e i soldi venivano fatti transitare su carte di credito prepagate, e non nominali, emesse dalle Poste. Difficile così risalire agli autori dei versamenti che potevano avvenire anche in forma anonima.