“Fare il pane è come andare sulla luna, dal punto di vista tecnologico”. È una grande favola sull’origine dei cibi più semplici, come metafora della storia del mondo e dell’uomo, quella che lo scrittore e sceneggiatore Marcello Fois racconterà stasera al Ravenna Festival.

Il titolo dello spettacolo è Fantastiche frattaglie: cibi favolosi per tempi grami, e insieme a lui sul palco ci saranno tre musicisti jazz d’eccezione, Antonello Salis, Gavino Murgia e Paolo Angeli. Quella che andrà in scena alla Rocca Brancaleone sarà dunque una formazione interamente di origine sarda, pronta ad offrire al pubblico uno spettacolo che promette di essere unico.

“Nello spettacolo fingo di essere un po’ mio nonno – ha detto Fois – che racconta a un bambino, che poi sarei io, come sono nati il pane, il formaggio, il vino e la carne cruda con la mentuccia, i cibi semplici del Mediterraneo. È una storia semiseria, che parte dalla notte dei tempi. Raccontare ai bambini cose insondabili come l’origine del mondo non è semplice, perché i bambini sono convinti che tutto sia iniziato con loro, in qualche modo, invece credo che sia importante che imparino dagli anziani che il tempo del mondo è lunghissimo, che tutto esiste da molto prima di loro”.

Una fiaba, quella scritta da Fois, creata apposta per il Ravenna Festival, ma che come ogni fiaba ha tanti livelli di lettura stratificati e un potere evocativo fortissimo.

“Trovo che il Ravenna Festival sia una rassegna bellissima, di alto livello – dice ancora – e devo dire che un po’ di ansia ce l’ho, anche perché i grandi musicisti che saranno con me hanno una vera e propria educazione all’improvvisazione e io devo necessariamente buttarmi e fare come loro. È una bella sfida che di tanto in tanto decido di raccogliere, anche se ogni volta dico che è l’ultima”.

È un tema, quello del cibo, all’apparenza semplice, trattato già in diversi modi dalla letteratura di ogni tempo, ma come dice Fois “ciò che cambia davvero una storia è la voce che la racconta”.

E la capacità di raccontare una storia è un tema che sta molto a cuore allo scrittore sardo che insegna alla Scuola di scrittura Holden di Torino e ogni anno entra in contatto con numerosi giovani aspiranti scrittori. “La letteratura ha già parlato di tutto – osserva Fois –, non bisogna tentare di essere originali nei temi, l’importante è trovare una voce propria, perché sicuramente nessuno ha mai raccontato una determinata storia come lo posso fare io. È questa l’originalità. L’osservazione poi è fondamentale, nella vita come nell’arte. I più scaltri osservano e imparano, gli altri muoiono”.

Non ha ancora deciso poi se porterà in giro per l’Italia lo spettacolo in programma stasera a Ravenna, anche se qualche data sembra esserci e sono momenti che dice di vivere con l’entusiasmo di un bambino. Di certo c’è però che a luglio sarà in Sardegna per il festival di letteratura di Gavoi Isola delle Storie e per un po’ di vacanza, poi ad agosto si chiuderà in casa a Bologna per terminare il romanzo a cui sta lavorando e che uscirà ancora per Einaudi.

“Mi prendo sempre un paio di anni tra un romanzo e l’altro – spiega Fois – perché nel frattempo devo vivere, altrimenti finirei per scrivere sempre la stessa storia. In questo modo invece magari finisco lo stesso per scrivere la medesima storia ma in modo diverso, filtrata dalle esperienze di vita. La verità è che lo scrittore non lo puoi fare se non vuoi sporcarti le mani, se prima non accetti di scavare a fondo dentro di te, solo così puoi restituire qualcosa al lettore. Provo disagio quando qualcuno mi dice che scrive per se stesso, perché in realtà credo che abbia solo tanta paura”.

Profondamente radicato nel territorio emiliano, Fois non può fare a meno di fare considerazioni graffianti sulla sua città di adozione immersa in qualche modo nei “tempi grami” che danno il titolo al suo spettacolo. “Con Bologna ho un buon rapporto – dice -, anche se ci sono stati anni bui, in cui questa città si è un po’ accartocciata su se stessa e non si è molto curata del patrimonio culturale ricchissimo che possiede”.

A partire dal mondo della politica Fois denuncia un profondo disinteresse, anche all’epoca di Cofferati, da parte dell’allora assessore alla cultura Angelo Guglielmi, che definisce un po’ una “cariatide”.

“Ci aspettavamo altro – dice – , ora speriamo che il nuovo assessore Ronchi segni la differenza, svecchiando un po’  il modo di fare cultura e dando spazio alle realtà locali più piccole. Sono anni che con il gruppo degli scrittori bolognesi, tra cui Carlo Lucarelli, Simona Vinci e Giampiero Rigosi cerchiamo di costruire una “casa della scrittura” in città, un luogo di incontro, ma non ci hanno nemmeno ascoltato. Speriamo che Ronchi decida di entrare con le mani e con i piedi nelle cose che appartengono alla città, e di utilizzarci per far parlare di Bologna e per rivitalizzarla”.

A questo proposito lo scrittore osserva come, negli ultimi anni dal punto di vista letterario, l’unica iniziativa grossa e importante in città sia stata Ad alta voce, “che non saremmo mai stati in grado di portare avanti – dice – senza la grande collaborazione della Coop, perfino Guglielmi aveva snobbato l’appuntamento”.

Stesso discorso per l’estate bolognese che secondo Fois “deve riprendere ad essere qualcosa di vivo, perché il modello dell’estate in città è nato a Bologna, tuttavia adesso, mentre altre città fanno programmazioni di buon livello, qui da noi tutto sembra ridotto all’osso”.