Il governo ha deciso di porre la questione di fiducia sul maxiemendamento al decreto fiducia. La numero 44 in tre anni di vita dell’esecutivo. L’annuncio è arrivato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ed è stato comunicato a Rosi Bindi che, in qualità di vicepresidente di Montecitorio, ha giudicato ammissibile il provvedimento. “Considerato l’alto numero di emendamenti presentati e la ravvicinata data di scadenza del provvedimento che deve passare dall’altro ramo del Parlamento, pongo la questione di fiducia”, ha detto Vito.

La decisione della fiducia ha fatto infuriare il vicecapogruppo dell’Idv alla Camera Antonio Borghesi che ha sottolineato come “un governo totalmente inadeguato sia costretto a ricorrere per l’ennesima volta, senza vergogna, al voto di fiducia, per approvare un decreto che di sviluppo ha solo il nome”. Secondo il parlamentare, il testo non contiene risorse e “non rappresenta in alcun modo un intervento a favore della crescita economica”.

Nel testo, presentato dall’esecutivo al comitato dei nove prima dell’inizio dei lavori della Camera, risultano essere state stralciate alcune norme approvate dalle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio: in particolare risultano cassati gli emendamenti Pagano-Goifis, sui precari della scuola, l’emendamento D’Antoni sull’utilizzo dei fondi Fas per il credito di imposta al Sud, l’emendamento che imponeva una tassa sulla Tav in favore del servizio universale, due emendamenti sulla patente nautica e uno che introduceva la responsabilità dei giudici tributati nel caso in cui non avessero chiuso la pratica entro i 180 giorni stabiliti dal decreto stesso.

La decisione ha provacato la dura protesta del presidente della commissione parlamentare, Gianfranco Conte, che ha attribuito al Quirinale l’iniziativa dello stralcio. “Il Parlamento – ha detto l’esponente azzurro – esiste o non esiste. Non può essere il presidente della Repubblica a decidere cosa entra o non entra in un provvedimento. Il Parlamento va tutelato”.

A prendere le difese del Capo dello Stato ci ha pensato Borghesi che ha bollato la critica di Conte come assurda e inaudita. Secondo il parlamentare dell’Idv, le norme stralciate sono palesemente incostituzionali, anche se sono state approvate in commissione. “Il presidente della Repubblica con le sue richieste ha evitato il danno ben più grave di dover respingere il decreto quando fosse arrivato il momento della sua firma”, ha sottolineato Borghesi.