Tra fronde, correnti, liti interne, scontri negli enti locali, il Pdl sembra Pompei dell’era Sandro Bondi. Ogni giorno ne crolla un pezzo. La nomina a segretario politico dell’ex guardasigilli Angelino Alfano non è servita a placare gli animi né a ristabilire un dialogo nel partito. Anche perché il ruolo assegnato al ministro della giustizia non è ancora previsto nello statuto e i “capi” rivolta preferisco continuare a rivolgersi al più esperto e fidato consigliere del premier, Gianni Letta.

Il primo è stato Claudio Scajola. L’ex ministro, ad aprile, si è detto pronto a lasciare il Pdl annunciando persino la volontà di creare un nuovo gruppo parlamentare per tornare allo spirito iniziale di Forza Italia. Ha lamentato la mancanza di dialogo interno, la mancanza di collegialità, un programma politico. Silvio Berlusconi è riuscito a tenere a casa il figliol prodigo, promettendo di ridisegnare i ruoli del partito. Ma tolta la nomina di Alfano ancora nulla è cambiato.

Franco Frattini ha seguito le orme di Scajola. E con Mariastella Gelmini, ha dato vita a Liberamente, dicendosi pronto a raccogliere le firme di oltre cento deputati per chiedere un cambio di rotta drastico alla guida del partito. Anche l’area di Liberamente, come quella di Scajola, chiede maggiore fedeltà al progetto iniziale di Forza Italia e una presa di distanza dagli ex An.

Che accolgono la sfida e scendono sul piede di guerra anche lo. Altero Matteoli, senza troppi giri di parole, propone la “strada più semplice: il congresso”. Andare alla conta e vedere poi quali sono i numeri veri delle varie correnti. Maurizio Gasparri, storico alleato del coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, tenta di mediare. E “in attesa delle amministrative” le diaspore vengono congelate. Poi si rimanda a dopo i referendum e, adesso, si posticipa ai giorni successivi alla verifica parlamentare chiesta da Giorgio Napolitano.

Non tutti però aspettano. Il nove giugno, Gianfranco Miccichè, da sempre impegnato in uno scontro con Renato Schifani e soprattutto con Alfano per tensioni mai risolte nel partito in Sicilia, annuncia l’intenzione di uscire dal gruppo parlamentare del Pdl e di voler dar vita ai gruppi di Forza del Sud sia alla Camera sia al Senato.

Infine c’è Gianni Alemanno. Che alla volontà della Lega di trasferire alcuni ministeri al Nord ha invitato i parlamentari romani di lasciare il Pdl. Il sindaco di Roma, insieme al presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, hanno lanciato una raccolta firme per contrastare quella promossa dal Carroccio, e chiede una parola chiara da parte di Berlusconi. Minacciando il ritorno alle urne. “Ci sono dei valori non negoziabili, come la centralità di Roma Capitale. E c’è un patto di governo che non può essere messo in discussione con gli ultimatum della Lega. Se non si rispettano queste condizioni è meglio andare a votare. Ma io sono convinto che, se il Pdl affronta a schiena dritta il confronto con la Lega, il governo potrà essere rimesso in carreggiata”, ha detto in un’intervista al Tempo, stamani. E ha annunciato che oggi “oggi lanceremo una mozione parlamentare che secondo me avrà il 90% dei consensi dei parlamentari di destra e di sinistra”. Per questo, ha spiegato, “ho invitato Alfano ad affrontare un confronto a schiena dritta e a mettere le cose in chiaro. Mi auguro che il Pdl sia compatto, e in ogni caso andremo avanti. Non abbiamo bisogno di queste trovate che umiliano la nostra unità nazionale”.