Un detenuto del carcere Dozza di Bologna ieri ha aggredito e ferito due agenti della polizia penitenziaria, che erano entrati nella sua cella per una perquisizione. L’uomo, secondo quanto riferito da Gian Battista Durante, segretario del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, dopo aver rifiutato il controllo, si è scagliato contro i due agenti, ai quali i medici del pronto soccorso hanno dato una prognosi di sette giorni.

Intanto, proprio ieri, la parlamentare dei Radicali Rita Bernardini è entrata dentro l’istituto bolognese per verificare le condizioni dei vita all’interno del carcere. Una visita dovuta anche alla protesta pacifica che i detenuti stanno portando avanti da una decina di giorni contro il sovraffollamento: sciopero della fame e “battitura” ogni giorno per un quarto d’ora ininterrottamente, per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione della Dozza, dove i detenuti sono più del doppio di quelli previsti.

Ad annunciare l’inizio dello stato di agitazione erano stati i carcerati stessi con una lettera inviata a Vanna Minardi, la garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna (difensore civico). Al posto del pranzo, ogni giorno per un quarto d’ora senza pause,i detenuti si dedicano alla rumorosissima pratica della “battitura”, che consiste nello sbattere le stoviglie sulle grate e sui cancelli delle celle.

Non è la prima volta che alla Dozza i detenuti decidono di farsi sentire. Nel 2009 si arrivò anche al lancio di alcune bombolette gas da campeggio usate per cucinare nei corridoi. Oggi come allora la situazione è drammatica. In un contesto di emergenza nazionale, il carcere di Bologna è uno dei più sovraffollati d’Italia. Alla Dozza vive più del doppio delle persone previste: concepito per 497 detenuti, oggi ne ospita oltre 1100. Dietro le sbarre i carcerati trascorrono le loro giornate stipati, costretti a dividersi in tre celle di dodici metri quadrati. Mancano i soldi per tutto. Per i mediatori, per gli educatori e persino per le bollette. Inoltre “le questioni di carattere sanitario si sono aggravate dopo il passaggio di competenze all’Asl – denuncia Monica Mischiatti dei Radicali di Bologna – in particolare l’assistenza odontoiatrica e l’assistenza psichiatrica sembrano problemi irrisolvibili. Le medicine di prima necessità devono essere acquistate all’esterno e a spese dei detenuti. Anche la carta igienica è a pagamento. La struttura ha bisogno anche di numerosi interventi di ristrutturazione, in particolare le docce sono molto carenti, proprio in relazione all’elevato numero di detenuti. Anche le condizioni della rete fognaria sono allarmanti ed è possibile anche quest’anno venga a mancare dell’acqua”.

Una situazione al collasso, che finora non ha trovato rimedio, e che coinvolge i detenuti ma anche la polizia penitenziaria. La continua carenza di personale (mancano 200 persone) e di risorse costringe gli agenti a turni massacranti, stress e problemi organizzativi. A questo da giorni si è aggiunta la protesta che, seppur pacifica, può essere comunque fonte di tensione. “Ancora una volta – afferma Domenico Maldarizzi, coordinatore provinciale della Uil Pa Penitenziaria – è la Polizia penitenziaria a mantenere tutto sotto controllo” Il sindacato punta il dito contro il Governo che con una mano firma lo stato di emergenza e con l’altra taglia le risorse: “Il ministro della giustizia deve recuperare la dovuta attenzione verso il mondo penitenziario. Non basta decretare lo stato di emergenza del sistema, se poi si tagliano le risorse economiche, e non si può annunciare la costruzione di 5 nuovi padiglioni in Emilia-Romagna, quando gli attuali stanno crollando per mancanza di fondi per la manutenzione, senza l’assunzione di nuovo personale”.