In vista del raduno della Lega a Pontida al quale sembrano legati i destini di questo povero paese, ecco una parodia del Giuramento di Pontida, tanto amato dai padani.

Nota: in sequenza la parodia e l’originale di Giovanni Berchet.

Il Giuramento di Pontida

L’han giurato quei pirla a Pontida
convenuti dal mondo padano,
col vessillo pulendosi l’ano,
messaggeri di bestialità.

Oh spettacol di schifo! I buzzurri
han creato l’orribile Lega!
L’italian sul pennon ch’ella spiega
solo verde in futuro vedrà.

Nella sua bella linda villetta
la lombarda leghista ora siede.
Ella è sorta. Un’ampolla lei chiede
al marito con l’acqua del Po.

L’han giurato. Voi donne padane
abbigliate da celti gli sposi,
sì che i figli non siano dubbiosi
se i papà sono pirla oppur no.

Perché sporchi  terroni insegnanti
stanno qui per cercare un ingaggio?
Una scuola nel lor Sud selvaggio
Dio ai fetenti non vuole fornir?

La supplenza lor venga negata.
poiché i tempi anche qui sono bui.
Maledetto chi usurpa l’altrui,
chi il lavoro qui viene a rapir.

Su padani! Ogni vostro paese
ha il suo Trota, ahimé senza scintilla:
se la prenda con Roma che spilla
venga in piazza a far ronde a gogò.

Ora il verde trionfi. Se alcuno
con l’Italia è ancora clemente
e per Roma disprezzo non sente,
gli si faccia di botte un paltò.

Il terrone? Non è come voi.
E’ cresciuto fottendo e rubando
ed, ahimé, lo farà fino a quando
lo trattiam da persona normal.

– Ma son mille più mila – Che importa?
Le padane son circa altrettante
e ogni verde leghista lattante
come dieci terroni almen val.

Su! Gli zozzi insegnanti terroni
su, padani, a calci prendete
e di nuovo contenti vivrete
nelle case che il ciel vi sortì.

O leghiste dal fervido amore,
a chi mostra un sentir da codardo
non offrite alle tette uno sguardo,
senza mona consumi i suoi dì.

Presto! In strada si rechin le ronde.
Dove dormono non vi scordate,
uno ad un van cacciati a pedate
e vediam se Dio li salverà.

Libertà va in aiuto ai padani
ed i rischi di guerra gli addita
ma si dona a chi gioca la vita,
giammai premia chi un cacchio non fa.

Il terrone abbia qui vita dura
rimpiangendo i selvaggi suoi lochi
per far sì che il ritorno là invochi
coi calcioni dei piedi padan..

Dalla terra che ha invaso ladrone
se ne vada, non oggi ma ieri,
ma ci lasci almen due ministeri
mentre torna agli orrori roman.

Carlo Cornaglia

Il Giuramento di Pontida

L’han giurato li ho visti a Pontida
convenuti dal monte e dal piano.
L’han giurato e si strinser la mano
cittadini di venti città.

Oh spettacol di gioia! I Lombardi
son concordi, serrati a una Lega.
Lo straniero al pennon ch’ella spiega
col suo sangue la tinta darà.

Più sul cener dell’arso abituro
la lombarda scorata non siede.
Ella è sorta. Una patria ella chiede
ai fratelli, al marito guerrier.

L’han giurato. Voi donne frugali,
rispettate, contente gli sposi,
voi che i figli non guardan dubbiosi,
voi ne’ forti spiraste il voler.

Perché ignoti che qui non han padri
qui staran come in proprio retaggio?
Una terra, un costume, un linguaggio
Dio lor anco non diede a fruir?

La sua patria a ciascun fu divisa.
E’ tal dono che basta per lui.
Maledetto chi usurpa l’altrui,
chi il suo dono si lascia rapir.

Su Lombardi! Ogni vostro Comune
ha una torre, ogni torre una squilla:
suoni a stormo. Chi ha un feudo, una villa
co’ suoi venga al Comun ch’ei giurò.

Ora il dado è gettato. Se alcuno
di dubbiezze ancor parla prudente,
se in suo cor la vittoria non sente,
in suo cuore a tradirvi pensò.

Federigo? Egli è un uom come voi.
Come il vostro è di ferro il suo brando.
Questi scesi con esso predando,
come voi veston carne mortal.

-Ma son mille più mila – Che monta?
Forse madri qui tante non sono?
Forse il braccio onde ai figli fer dono,
quanto il braccio di questi non val?

Su! Nell’irto increscioso allemanno,
su, lombardi, puntate la spada:
fate vostra la vostra contrada,
questa bella che il ciel vi sortì.

Vaghe figlie del fervido amore,
chi nell’ora dei rischi è codardo
più da voi non isperi uno sguardo,
senza nozze consumi i suoi dì.

Presto, all’armi! Chi ha un ferro l’affili;
chi un sopruso patì sel ricordi.
Via da noi questo branco d’ingordi!
Giù l’orgoglio del fulvo lor sir!

Libertà non fallisce ai violenti,
ma i sentier de’ perigli ell’addita;
ma promessa a chi ponvi la vita
non è premio d’inerte desir.

Gusti anch’ei la sventura e sospiri
l’allemanno i paterni suoi fuochi
ma sia invan che il ritorno egli invochi,
ma qui sconti dolor per dolor.

Questa terra ch’ei calca insolente,
questa terra ei morda caduto;
a lei volga l’estremo saluto
e sia il lagno dell’uomo che muor.

Giovanni Berchet