E’ un classico in Francia (e non solo). Sondaggi bassi? Le elezioni che si avvicinano? Nessun problema: esiste sempre l’ultima carta da giocare. Il coniglio da estrarre dal cilindro. Nicolas Sarkozy lo conosce bene, vi ha già fatto ricorso a più riprese nella sua lunga carriera politica. Stiamo parlando della paura del clandestino.

Badiamo bene, l’immigrazione illegale è un problema reale in Francia. Ma possibile che diventi quello numero uno puntualmente quando le presidenziali si profilano all’orizzonte? Manca esattamente un anno a quella scadenza. Nei giorni scorsi il Consiglio costituzionale ha dato il via libera alla nuova legge sull’immigrazione, che era stata approvata in maniera definitiva dal Parlamento l’11 maggio. Da una parte si tratta della trasposizione della direttiva europea sui rimpatri. E fin qui niente da eccepire. Ma la maggioranza di centro-destra, ne ha approfittato per usare il pugno duro con i sans-papiers. E d’ora in poi le espulsioni saranno molto più facili.

Lo ha appena ricordato il ministro degli Interni, Claude Guéant, l’anima pura e dura della destra dell’Ump, il partito di Sarkozy. “Questo testo ci permetterà di aumentare rapidamente le espulsioni effettuate ogni anno – ha sottolineato al Journal de dimanche -. Per il momento ci siamo prefissati l’obiettivo di 28mila rimpatri per il 2011. Ma, grazie all‘entrata in vigore del nuovo provvedimento, fra qualche settimana potremo diventare più ambiziosi e accrescere quella soglia”. Un messaggio che sembrava rivolto agli elettori di Marine Le Pen, che con il suo Front national sta rubando non pochi voti all’Ump. Il ministro ha ricordato che “dal 2007 (anno dell’elezione di Sarkozy, ndr), 210 mila clandestini sono stati rinviati a casa loro. E pensare che nel 2002, quando al potere c’erano i socialisti, furono solo 8mila”.

Ma cosa dice esattamente il nuovo testo sull’immigrazione? Finora il giudice ordinario (è il “ juge des libertés et de la détention”, Jld) poteva intervenire dopo che erano trascorse 48 ore dal fermo del clandestino, in genere prima che il tribunale amministrativo si potesse pronunciare sulla sostanza del provvedimento di espulsione (quasi sempre decidendo l’immediato rilascio dell’immigrato). Ebbene, con la nuova normativa la situazione è ribaltata: il Jld non potrà dire la sua prima di cinque giorni. E’ il giudice amministrativo, nella maggioranza dei casi propenso al rimpatrio, a prendere il sopravvento. E se il Jld riuscirà a intervenire, dovrà farlo entro massimo 24 ore, una volta scattati i cinque giorni dal fermo. La legge fissa inoltre la permanenza massima nei centri di detenzione a 45 giorni invece dei 32 attuali.

Risultato: ci sono tutte le condizioni perché la promessa di Guéant venga mantenuta. Tanto più che un’altra nuova legge (sulla sicurezza interna, identificata con la sigla Lopssi) è entrata in vigore in marzo. Consente, fra le altre cose, dei “controlli aleatori in una fascia larga 20 chilometri in prossimità delle frontiere”. Nel primo mese di applicazione 2.800 clandestini sono stati intercettati dalla polizia nella regione delle Alpi Marittime, nel Sud-Est del Paese. Provenivano dall’Italia. Era la fase più acuta della crisi successiva al crollo del regime di Ben Ali. 1.700 sono stati rispediti a casa. Solo un piccolo assaggio di quello che si attende in Francia da qui a un anno. Prima delle elezioni.

Leonardo Martinelli