Continuano gli scontri tra Roma e il Brasile sul caso Cesare Battisti. Sentenze e mancate estradizioni non solo le uniche armi, basate anche su dichiarazioni pesanti e piccole provocazioni. Nel giorno in cui l’Italia annuncia il primo passo verso la presentazione del dossier alla Corte dell’Aja – chiedendo l’apertura della Commissione permanente di conciliazione brasiliana – dal paese sudamericano arrivano le parole dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva. Lo stesso che aspettò l’ultimo giorno del suo mandato per negare l’estradizione all’Italia di Battisti. Influenzando la Corte Suprema carioca che l’altra settimana ha confermato la sua decisione e rimesso in libertà l’ex terrorista rosso. “Frattini parla da italiano. Io ho agito da brasiliano”, ha risposto Lula alla dichiarazione del ministro degli Esteri Franco Frattini che lo aveva accusato di aver commesso “un grave errore”. “La destra italiana ha preso tante sberle che è obbligata a fare queste cose – è la frase al veleno dell’ex presidente brasiliano -. Non vale nemmeno la pena di fare commenti”. Parole che rimbalzano a Roma e riaccendono polemiche, peraltro mai sopite. Basti pensare alle diverse città italiane che pensano a rompere i sodalizi con le gemellate città brasiliane e ai tifosi del beach volley italiano che tirano arance ai giocatori carioca, due dei tanti casi di contestazione italiana.

A controbattere alla provocazione di Lula sono arrivate le parole del ministro Roberto Calderoli: la sua “risposta a Frattini dimostra in maniera inequivocabile che la decisione è stata ispirata da motivazione squisitamente politica e non giuridica”, dice l’esponente del Carroccio. Mentre il ministro Giorgia Meloni sottolinea come “l’ex presidente brasiliano debba smetterla di fare campagna elettorale sui morti italiani, ignorando che anche da tanta parte della popolazione del suo paese la decisione del Tribunale Supremo è stata vista come uno schiaffo alla giustizia”. E anche all’Italia. Che oggi ha iniziato la sua controffensiva con il primo passo necessario per portare il dossier alla Corte di giustizia dell’Aja. Roma ha chiesto, fa sapere la Farnesina in mattinata, “l“attivazione della Commissione permanente di conciliazione, prevista dalla Convenzione tra Italia e Brasile del 1954, manifestando al contempo l’intenzione di deferire a tale Commissione la controversia sulla mancata estradizione di Cesare Battisti”. Una decisione su richiesta di Frattini – che nei giorni scorsi ha richiamato a Roma il suo ambasciatore a Brasilia, Gherardo La Francesca, con il quale in questi giorni si è consultato anche in vista delle mosse giuridiche – necessaria per dare il via all’iter verso l’Aja. Il passaggio della Commissione di conciliazione brasiliana, anche se allungherà i tempi – almeno sette mesi per la procedura- era un gesto obbligato. Solo se quest’organismo – che per l’Italia vedrà schierato il giurista internazionale Mauro Politi, magistrato, ex giudice, anche alla Corte Penale Internazionale – non riuscirà a ricomporre, come sembra scontato, la questione, l’Italia potrà fare il successivo passo alla corte internazionale.