Eccomi di nuovo qui a parlare di sanità. Per prima cosa credo sia doveroso ringraziare tutti quelli che hanno letto il primo post o che hanno lasciato dei commenti. Li ho letti con attenzione e mi ha colpito il fatto che l’argomento sanità sia molto sentito, d’altra parte faccio il medico e tutti i giorni mi rendo conto che i parenti e i pazienti con cui mi interfaccio aspirano a un’assistenza sanitaria adeguata, anche se spesso questa aspettativa va delusa.

Ritengo però opportuno fare subito dei chiarimenti, perché alcuni commenti fatti dai lettori meritano un approfondimento.

  1. Vi devo delle scuse, lavoro in Ospedale e purtroppo il tempo per seguire il blog con costanza non lo ho. Faccio quello che posso.
  2. Questo blog nasce perché io ed altri operatori del settore abbiamo sentito la necessità di spiegare alcuni cambiamenti epocali che stanno avvenendo nella sanità pubblica. Il linguaggio potrà sembrare a volte un po’ tecnico, e di questo mi scuso in anticipo, ma aspetto le vostre considerazioni per tutti i chiarimenti di cui ci sarà bisogno.
  3. Il più grosso problema della sanità pubblica italiana, che io e non solo io, giudico nel complesso di buon livello, al momento attuale è il progressivo aumento delle differenze tra macroaree geografiche: per esempio la qualità dell’assistenza sanitaria in Calabria è troppo diversa da quella media in Lombardia, e questo gap prestazionale purtroppo sta aumentando. Circa un mese fa il Ministero della Salute ha pubblicato la pagella delle Regioni ed il quadro è desolante (anche se varrebbe la pena approfondire i criteri con cui sono stati dati i voti, ma ne parleremo prossimamente).
  4. Gli operatori sanitari sono nella stragrande maggioranza favorevoli alla sanità pubblica, che però deve migliorare le sue performance assistenziali. Il problema è come riuscirci.
  5. Potremmo far forse risalire l’inizio dei problemi della sanità italiana al 1978, anno in cui venne abbandonato il sistema mutualistico e fu introdotto con la legge n. 833 (la cosiddetta “Riforma Sanitaria”) il Sistema Sanitario Nazionale o SSN, ispirato al National Health Service britannico. Gli enti ospedalieri ed assistenziali che prima gestivano la sanità, lasciarono un enorme patrimonio immobiliare ed economico allo stato italiano e alle regioni. Questo patrimonio non è stato mai gestito in maniera adeguata, oppure è stato letteralmente saccheggiato da politici e amici degli amici (altro argomento che verrà trattato in un prossimo post).

Nel 1999 il SSN è stato sostituito e sono nati i Sistemi Sanitari Regionali.

Nel 2001 c’è stata la modifica dell’art V della Costituzione che ha regionalizzato la competenza legislativa in ambito sanitario, cioè ha reso autonome le regioni in campo di legislazione sanitaria. Questo processo ha determinato conseguenze fondamentali nella politica sanitaria: da quel momento in poi controllore e controllato sono lo stesso soggetto con conseguente crescita abnorme di clientelismo, soprattutto in quelle regioni che venivano da anni di gestione “allegra”. In altre realtà invece questo cambiamento ha contribuito a migliorare la qualità dell’assistenza, tanto da far nascere il concetto di regioni virtuose.

Sulla base di una legge del 2004, nel 2007 i politici hanno “realizzato” (forse un po’ tardi?) che i bilanci erano disastrati e sono partiti i piani di rientro dal disavanzo col fine di “ristabilire l’equilibrio economico-finanziario delle Regioni interessate”. I piani di rientro si basano su principi di risparmio e razionalizzazione della spesa associati alla riorganizzazione dei servizi socio-sanitari con l’ottica di garantire i livelli essenziali di assistenza. In realtà le regioni sottoposte al rientro possono intervenire solo tagliando posti letto e risistemando superficialmente il sistema. Inoltre il paradosso consiste nel fatto che le Regioni che hanno i bilanci più in rosso sono quelle che erogano prestazioni di qualità inferiore, ma sono anche quelle dove sono previsti i tagli, andando quindi a peggiorare una situazione già critica. Spese fuori controllo e bassa qualità vanno di pari passo, due facce della stessa medaglia.

Come spiegare ad un cittadino di una regione non virtuosa che probabilmente dovrà pagare più tasse per un aumento dell’Irpef o forse vedrà aumentare il ticket al pronto soccorso, ma sicuramente peggioreranno i servizi, perché in nome della razionalizzazione si chiuderanno ospedali e si taglieranno i posti letto per acuti. Andrà al pronto soccorso ed aspetterà giorni prima del ricovero, oppure penserà di poter fare un esame strumentale in tempi brevi ed invece dovrà attendere liste d’attesa di mesi, pur sapendo che il tempo è vitale. Chi spiegherà a quel cittadino che la colpa non è sua ma di una politica a dir poco dissennata?

Credo che soluzioni percorribili esistano. Vi aspetto al prossimo post.