Sebbene io sia un amante del tennis, mi rattrista concordare con Leo Longanesi quando diceva che “l’Italia è il paese del diritto… e del rovescio”.

Solo in Italia si indica la magistratura come metastasi, cancro, patologia, associazione a delinquere, e si afferma pubblicamente che i pubblici ministeri sono dei dittatori antropologicamente diversi. Solo in Italia abbiamo il privilegio di ospitare il più vasto sistema di corruzione della pubblica amministrazione tra i paesi occidentali, le più sviluppate reti di criminalità organizzata (cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra), antiche e radicate logge massoniche, nonché gravi episodi di terrorismo interno (rosso, di destra e legato ai servizi deviati) che ha destabilizzato la vita democratica del Paese. Solo in Italia il ministro della Giustizia si incontra con i difensori di un imputato per discutere le riforme della giustizia.

Solo in Italia si consente che migliaia di processi si prescrivano dopo la condanna di primo grado, buttando così al macero il lavoro fatto e incentivando appelli e ricorsi (legittimamente) fatti solo per far decorrere il tempo. Solo in Italia la stessa persona potrebbe essere contemporaneamente nello stesso processo imputato per corruzione, parte civile, legislatore della norma che sospende il processo. Solo in Italia un ex membro di una loggia massonica segreta che mirava a modificare clandestinamente gli assetti democratici del Paese (dicasi P2) oggi potrebbe sedere al Copaco (Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti).

Solo in Italia si fanno ricorsi perché durano troppo i processi che devono stabilire l’indennizzo per l’eccessiva durata di altri processi (la cosiddetta legge pinto al quadrato!), salvo notare che la magistratura italiana è la più produttiva d’Europa (dati della Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia, Cepej), per cui, dati alla mano, non può essere né la sola, né la principale responsabile di questa intollerabile lentezza. Le cause principali, semplificando al massimo, sono l’enorme numero di cause che non ha eguali altrove, le procedure obsolete e non armoniche e anche un numero troppo elevato di avvocati, anche questo ben al di sopra della media europea.

Anche la magistratura deve riguadagnare terreno in autorevolezza e credibilità: non certo perché mette sotto processo la classe politica quando si dimostra corrotta o collusa, ma perché non sempre sa garantire standard di organizzazione moderni e adeguati al suo interno (anche con riferimento alle scelte dei capi degli uffici… ahimè). L’organizzazione degli uffici è, in base alla Costituzione, responsabilità del ministro della Giustizia, ma resto convinto che noi magistrati possiamo e dobbiamo fare di meglio comunque, nonostante le enormi inefficienze del sistema e la mancanza di strutture e risorse adeguate. E dico questo per due motivi.

Primo, se aspettiamo che sia la classe politica a impegnarsi per rendere più efficace la giustizia (specie quella penale), stiamo freschi. Manca la volontà politica (e su questo tornerò nei miei prossimi post per spiegare la mia convinzione).

Secondo, la nostra indipendenza e autonomia si gioca nel momento della decisione e delle scelte investigative e non sul piano dell’organizzazione, dove dovremmo essere meno autoreferenziali e aiutarci di più a condividere i più virtuosi modelli di lavoro e le migliori pratiche. Probabilmente non basterà a rendere tutti i tribunali moderni come quello di Bolzano o Torino, ma si saranno fatti dei passi avanti importanti anche per dimostrare il nostro impegno a rendere un servizio giustizia migliore ai cittadini, mettendo così in mora la classe politica sulle sue enormi responsabilità.

La voglia di partecipazione che anche i referendum hanno espresso consente finalmente di essere ottimisti: è forse finalmente venuto il momento di affrontare seriamente i problemi reali, anche nel settore giustizia. Senza barricate, senza corporativismi, senza scuse per nessuno (magistratuta, avvocatura, personale amministrativo e classe politica)… senza rovesci.