Ci siamo sbagliati. Renato Brunetta non è solo un piccolo uomo. È anche un bugiardo. E per rendersene conto basta guardare due filmati. Quello messo online martedì da ilfattoquotidiano.it in cui si vede il ministro darsi precipitosamente e codardamente alla fuga, non appena la ragazza che ha invitato sul palco si presenta come appartenente alla “Rete Precari” per poi dire, prima di ogni contestazione, “questa è l’Italia peggiore“. E quello caricato su youtube dal ministro della Pubblica Amministrazione.

Nel secondo video Brunetta sostiene di aver pronunciato le sue sprezzanti parole solo perché provocato. “Mentre scendo dal palco”, afferma, “vengo insultato, compare uno striscione e cominciano gli spintoni. E a questo punto che dico ‘questa è l’Italia peggiore’, cioè l’Italia che approfitta di un disagio vero di tanti giovani per fare azioni squadristiche”. Come tutti possono facilmente verificare, le cose non stanno così. Chi attacca a freddo è Brunetta. E solo dopo gli viene dato del “buffone”.

A Brunetta, mentre restiamo in (inutile?) attesa delle sue dimissioni e delle sue scuse, chiediamo comunque una cosa. Se proprio la scarsa educazione non gli consente di fare a meno di farcire gli interventi pubblici con scurrilità e parolacce, almeno la smetta di parlare per oblique allusioni. Perché, anche se non capiamo a chi si riferisse quanto attaccava i giornali online che “pullulano di precari”, siamo in grado di affermare due cose. La prima: qui a ilfattoquotidiano.it i colleghi giornalisti che lavorano in redazione sono tutti assunti con articoli 1 e 3. La seconda: Italia Lavoro e Formez e Sviluppo Lazio, tutte società o enti a maggioranza pubblica con cui molti ministeri collaborano, pullulano di precari. Proprio quei precari che, gentilmente, durante il convegno sull’Innovazione, gli volevano rivolgere una domanda. E che per risposta hanno ricevuto solo il suo becero insulto.