Lo confesso, ho scritto questo post ieri sera, quando ho preso consapevolezza, analizzando le varie statistiche predittive che ho trovato in rete, che il quorum sarebbe stato raggiunto, pur continuando e tenere incrociate le dita. Ora, pur essendo incorsi in un errore di non poco conto, ovvero di considerare, obtorto collo, questi referendum un risultato anche politico, è senz’altro indiscutibile che la maggioranza degli italiani, quelli con e senza cervello, il cervello invece lo abbiano usato e anche molto bene. I quesiti referendari erano così importanti, poiché inerenti allo sviluppo del futuro della società civile, così “toccanti” a livello personale (mi sarebbe piaciuto fare un sondaggio chiedendo a un campione di italiani favorevoli al nucleare se avessero accettato di avere una centrale nel proprio comune di residenza e sentire le loro risposte) che alla fine è prevalsa la voglia di andare a votare e di fare la differenza.

Devo anche dire che ho visto con piacere la grande partecipazione online di tutti coloro i quali, pur non volendo occuparsi direttamente di politica, come ad esempio la sottoscritta, hanno deciso di “metterci la faccia” anche a costo di essere etichettati politicamente perché la causa era troppo importante per non essere perorata. Qualche mese fa dicevo a me stessa, ragionando sugli accadimenti politici e sulle notizie che imperversavano su tutte le testate d’informazione, “io non mi riconosco più in questo Paese”, al punto di rientrare in quella grande “nuvola” di indifferenti che avevano deciso di prendere le distanze dalla politica e in qualche modo dal Paese nel quale vivono.

Ma, poi, continuando a ragionare sulla questione, mi sono chiesta cosa fosse per me la politica. Sono anche andata a rinfrescarmi la memoria per capire se fosse corretto o meno, da parte mia, continuare a mantenere questo atteggiamento di allontanamento dai problemi del Paese che, peraltro, certo non erano quelli che molte aperture di pagina di attualità e cronaca continuavano a porre in evidenza. Sono andata su Wikipedia e ho letto la definizione di politica (dal greco πολιτικος, politikós): la prima risale ad Aristotele ed è legata al termine polis, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, “politica” significava l’amministrazione della polis per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.

La politica siamo noi! Questa, secondo me, è la prima risposta che abbiamo voluto dare noi italiani al nostro Governo. Oggi è un’altra giornata importante per il nostro Paese. Oggi gli italiani hanno dimostrato di amare l’Italia, di avere buon senso e di avere soprattutto la forza di cambiare il futuro della loro nazione, per il loro bene anzitutto, per il bene dei propri figli, nipoti e anche degli amici, anche di quelli che per una questione di fede politica hanno deciso di non utilizzare il più importante strumento di democrazia diretta: il referendum. Viva l’Italia!