Profughi siriani in Turchia

Alla fine la rappresaglia del regime di Bashar Al-Assad contro Jisr al-Shughur non si è fatta attendere e le truppe di terra di Damasco hanno “finito” il lavoro cominciato nei giorni scorsi con i bombardamenti.

Un vero e proprio assedio contro la città nel nord della Siria, al confine con la Turchia, che viene considerata la roccaforte dei ribelli.

Testimoni alla Bbc parlano di spari e case incendiate. Le truppe sono entrate in città dopo un bombardamento di 24 ore. La tv di stato siriana ha detto che l’esercito vuole “espellere i gruppi armati” e ha “ripulito l’ospedale nazionale” dagli insorti. “Scontri violenti oppongono le divisioni dell’esercito ed elementi dei gruppi armati appostati nella periferia e all’interno della città”, ha aggiunto la televisione di Damasco.

Sempre secondo la tv del regime, “due uomini armati sono stati uccisi e un gran numero di essi sono stati arrestati. Mitragliatrici sono state sequestrate”. L’emittente dice anche che i soldati sono entrati in città “dopo aver disinnescato ordigni e cariche di dinamite con cui i gruppi armati avevano minato ponti e strade”.

Chi ha potuto visitare Jisr al-Shughur in questi giorni, più che di “roccaforte dell’insurrezione” parla al contrario di “città fantasma”. Sono tantissimi infatti i profughi che sono scappati verso il vicino confine turco che è già stato attraversato da circa cinquemila cittadini in fuga dalla barbarie.

Meno male che secondo l’intelligence di Damasco, a Jisr al-Shughur e nei villaggi vicini dovevano nascondersi almeno duemila uomini armati. Gli stessi che la scorsa settimana avrebbero ucciso 120 poliziotti. Un’accusa che i gruppi di opposizione hanno respinto al mittente, sostenendo che i poliziotti sarebbero stati uccisi dai soldati rimasti fedeli al governo e non dagli insorti.

Con l’intensificarsi della repressione cresce anche l’isolamento diplomatico del paese mediorientale. Se le autorità di Ankara hanno già aperto due tendopoli sul confine per soccorrere le popolazioni in fuga, una dura presa di posizione arriva dalla Casa Bianca. Washington ha accusato di provocare deliberatamente una crisi umanitaria al confine cona Turchia e ha intimato a Damasco di lasciare passare le persone in fuga dagli scontri che cercano rifugio oltre la linea di confine.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha detto che il consiglio di sicurezza dell’Onu deve prendere una posizione chiara sulla Siria, con una risoluzione che condanni la repressione. Al Palazzo di Vetro è allo studio una bozza di risoluzione presentata da Gran Bretagna e sostenuta da Francia, Germania e Portogallo, contraria la Russia. Anche l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, si è detta “molto preoccupata della situazione umanitaria in Siria” e ha “deplorato il crescente e brutale uso della forza contri i manifestanti”.