Il ministro dell'Interno Roberto Maroni

Un network europeo di rilevazione di tutte le anomalie nelle scommesse legate al mondo dello sport, il calcio in particolare per il fatto che assorbe la gran parte delle puntate. E’ la proposta che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, farà a Bruxelles ai suoi colleghi omologhi. L’annuncio è venuto nel corso della conferenza stampa che il ministro ha tenuto con i presidenti del Coni e della Figc, Gianni Petrucci e Giancarlo Abete, al termine del vertice che avevano tenuto sulla situazione dello scandalo calcioscommesse. Prosegue intanto in parallelo l’inchiesta giudiziaria partita da Cremona, dove il gip Guido Salvini ha disposto oggi la scarcerazione di alcuni degli indagati, dopo le confessioni rese durante gli interrogatori. Per Giancarlo Parlato, Francesco Giannone e Giorgio Buffone la misura cautelare è stata modificata negli arresti domiciliari, mentre l’obbligo di firma è stato previsto per il commercialista Manlio Bruni. Revocata ogni restrizione invece per Mauro Bressan. Il giudice deciderà domani sulla richiesta di scarcerazione di due personaggi chiave dell’inchiesta: Massimo Erodiani e Marco Pirani. Non avrebbe, invece, ancora presentato istanza l’ex bomber della Nazionale Beppe Signori.

Interrogato oggi invece l’ex portiere della Cremonese, Marco Paoloni. Sei ore durante le quali il giocatore, racconta il suo avvocato Emanuela Di Paolo, ha tenuto in mano la foto della moglie e della figlia. Sempre secondo il legale, il portiere ha negato le responsabilità riguardo all’episiodio della somministrazione del Minias agli allora suoi compagni di squadra della Cremonese. Vicenda che ha poi dato il via alle indagini. Non è stato chiarito però come mai Paoloni fosse in possesso della ricetta medica per il farmaco. “Aveva contatti quotidiani solo con Erodiani – ha concluso l’avvocato -, conosceva i colleghi ma non li usava per manipolare le partite”.

E dello scandalo del ‘calcioscommesse’ ha inziato ad occuparsi anche la politica. La prima proposta viene dal ministro Maroni che, nell’anticipare l’idea di un network europeo anti-scommesse proporre una unità investigativa interforze europea, ha sottolineato la differenza di attuazione all’Italia e all’estero. Mentre nel nostro Paese, ha spiegato il titolare dell’Interno, potrà essere più praticabile da subito la strada della prevenzione e repressione del fenomeno clandestino – attraverso la costituzione di una vera e propria unita investigativa che coinvolge Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Direzione investigativa antimafia – oltre confine è invece più complicato. Sono infatti due i livelli su cui operano gli scommettitori: nei Paesi Ue e in quelli extracomunitari. Maroni ha aggiunto che nel primo livello le scommesse non sono rilevate, ovvero eventuali anomalie non sono riscontrabili. Di qui la sua idea di puntare a realizzare una Rete europea di rilevazione. Oltre i Paesi comunitari invece “non c’è modo di avere le rilevazioni, però potremo comunque agire verificando i fluissi di scommesse che partono dall’Italia. Ci penserà la Polizia postale a verificare eventuali flussi anomali di scommesse”.

“I buoi ormai sono scappati. Ora è compito della magistratura definire il marcio e punirlo con adeguate sanzioni”. E’ invece la posizione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Rocco Crimi. Che si dice contrario a “provvedimenti di urgenza sotto la pressione dell’emergenza mediatica”. Nel piano del sottosegretario, c’è tempo fino alla fine di agosto, quando riprenderà il campionato, per decidere insieme a Coni e Figc “dove intervenire per evitare che simili episodi si ripetano”. Riguardo a un possibile strumento normativo per porre un tetto alle scommesse sul calcio, Crimi è cauto: “Esamineremo questa proposta, non dobbiamo però dimenticare che in passato abbiamo già avuto problemi legati alle scommesse sul calcio”. Senza contare, aggiunge, che “si possono effettuare anche all’estero, ad esempio in Asia”. “Purtroppo dove girano molti soldi, la criminalità organizzata tenta di metterci il proprio zampino – commenta in generale sul caso il sottosegretario -. Questo non significa che il mondo del calcio sia da buttare”.