Caro direttore,
in questi giorni la lettura della Stampa mi inquieta molto, anche se ciò che ti segnalo non è una novità.

Abbiamo letto e straletto che l’invio di lettere con proiettili e minacce agli onorevoli Esposito e Merlo del Pd è un grave indizio della violenza che cova nelle file dei NoTav, e questo è evidentemente considerato un problema grave per la società piemontese. Addirittura più editoriali – di cui uno anonimo – per ammonire di non abbassare la guardia, come se ci trovassimo di fronte agli anni 70. L’ipotesi che si possa trattare, all’opposto, di una provocazione per screditare i NoTav non viene considerata. Mi pare evidente che in entrambi i casi – atto di fanatismo o provocazione – i proiettili siano spediti proprio per ottenere la massima attenzione dai media e che quindi meriterebbero proprio di essere derubricati. Nel merito della questione Tav si diffondono notizie che mi risultano infondate – come quella che la rinuncia al tunnel di Chiomonte comporterebbe due miliardi di penali – e non si pubblica mai un contraddittorio tra le ragioni del sì e del no. Neanche un contraddittorio sulla più contingente questione della invocazione dell’esercito contro i manifestanti NoTav.

Contemporaneamente arriva la valanga ndrangheta, che comunque la si voglia e possa vedere, è questione ben più grave di quattro proiettili per posta per la società piemontese. A torto o ragione il Procuratore Generale Caselli punta il dito sulle leggerezze e le zone nere o grigie della politica. Giustamente il giornale pubblica le autodifese di Fassino, Lucà, Boeti. Nessun editoriale in questo caso, ad ammonire nessuno. Perché? Quasi invisibile in cronaca torinese la notizia che mi fa fare un salto sulla sedia: Salvatore De Masi, quello a cui ha telefonato Lucà per chiedere voti, era pregiudicato e già giornalisticamente indicato come ndranghetista. E’ vero? Che significa?

Che peso hanno ancora i legami della “solidarietà” delle regioni di provenienza nei successi elettorali a Torino e Provincia? Tra le righe leggo anche la forza della ndrangheta nel “movimento terra”, le imprese dei lavori edilizi e pubblici. Non ho mai creduto che Tav = mafia ma forse a certe domande possiamo cercare di rispondere noi giornalisti prima dei magistrati, indagando. L’ indipendenza e il contributo alla conoscenza della società di un giornale come la Stampa si misurano soprattutto sulle questioni di Torino e del Piemonte.