Aldo Nove è uno scrittore che ha fatto della comunicazione diretta il proprio marchio di fabbrica. È risaputo anche che una delle sue inequivocabili capacità, sia quella di saper raccontare l’urgenza del mondo che ci circonda. Dietro “La Vita Oscena” di una giornata qualunque, si nasconde una piacevole chiacchierata con l’autore di “Superwoobinda”(Ed. Einaudi, 1998). Aldo Nove si racconta – e lo fa – tramite una grande passione: la musica. L’occasione è data dall’imminente reading poetico, questa sera all’Arena estiva del Teatro Due di Parma, nell’ambito di Parma Poesia Festival.

Potresti cominciare dicendomi quanto tempo dedichi alla musica in una giornata.

“Tanto. Lavoro sempre con la musica in sottofondo”.

Che valore specifico ha in ciò che scrivi?

“Intanto è la forma d’arte popolare che più caratterizza questo periodo storico, quindi è la più forte portatrice di costumi ma anche di umori, di stati d’animo. I ricordi sono spesso legati alla musica, al ritmo e al tempo. Ho scritto «Lo Scandalo della Bellezza»(Ed. No Reply 2005) su Fabrizio De Andrè usando proprio la musica come elemento di unione”.

Spiegati meglio…

È possibile definirlo un libro sperimentale, ho ascoltato tutti i dischi ufficiali di De Andrè e, in base alla ispirazione, usavo la durata dell’album come una sorta di timer per scrivere dei racconti o pezzi in prosa.

Non credi che il recupero a tutti i costi degli stilemi del passato possa generare sterili forzature?

“Dove c’è il business ci può essere anche la forzatura. Ma questo non ha niente a che vedere con la musica. Mi piace concentrarmi su un altro lato di essa. Ricordo ancora la prima volta che da ragazzo ascoltai alla radio “The Robots” dei Kraftwerk, rimasi affascinato dai quei suoni stranissimi, erano cose che non avevo mai sentito”.

Definire quella canzone un capolavoro è paradossalmente riduttivo…

I Kraftwerk credo restino tuttora il mio gruppo di riferimento.

Tutto quel periodo è molto affascinante. Mi riferisco appunto a tutto ciò che da lì in poi si è sviluppato. Penso ai Depeche Mode ma anche a Gary Numan…

“Sono d’accordo, l’influenza dei Kraftwerk è stata di fondamentale importanza ma non solo per gli anni 80. Se rivolgiamo le nostre attenzioni ai giorni nostri, scopriamo che anche Madonna si è lasciata influenzare da loro: “Il Drowned World Tour” si chiudeva con una versione di Music che come introduzione utilizzava i suoni di “Trans Europe Express”.

Tra l’altro, sempre a proposito di “memorabilia”, a quei tempi le notizie erano talmente poche che l’ansia di scoprire anche solo le fattezze della copertina del nuovo disco dei Cure poteva generare entusiasmo…

“Il packaging, le copertine, le label…L’insieme delle cose contribuiva a farti entrare «nell’album»; penso alle copertine dei Pink Floyd o a quella appunto di Faith dei Cure. A livello molto più commerciale me ne viene in mente una di Donatella Rettore decisamente significativa (Magnifico Delirio – 1980). A prescindere, il valore figurativo delle cover era importante, anche da un punto di vista artistico”.

E, a proposito di quegli anni, ti potrei citare il titolo di una canzone degli Afterhours: ”Non si esce vivi dagli anni 80”. Musicalmente parlando, il periodo che intercorre tra 1977 e il 1983, è stato estremamente vitale; oserei dire definitivo. Non credi sia difficile sostenere il contrario?

“È possibile. Dal momento in cui la Musica House è riuscita a diffondersi completamente, arrivando a un livello tecnico che ha dato la possibilità di campionare infiniti suoni e tutti gli strumenti… è rimasto ben poco da creare. Ho sempre pensato che l’artista pop più significativo degli anni 90 fosse Bjork, questo perché ha saputo esprimersi nella sua totalità. Se pensi che di ogni suo pezzo esistono infinite versioni…”

Ai giorni nostri invece cosa succede?

“Una situazione analoga la crea Lady Gaga ma lo fa con l’immagine. Nessuno sa bene che faccia abbia in realtà, si presenta in tanti modi diversi. Il suo look è dentro un frullatore impazzito dal quale scaturisce un’ immagine diversa ogni volta. Se Madonna ad ogni suo album sceglieva un look, Lady Gaga ne sceglie cinquanta per una sola canzone. Una specie di antologia dell’esistente. Tutto questo è molto affascinante”.

È possibile parlare di musica senza correre il rischio di finire dentro l’oblio dell’ovvietà? Ti faccio un esempio: Se si parla dei Radiohead è automatico pensare che hanno rivoluzionato il modo di concepire la musica negli ultimi 15 anni. La banalità corre sul filo del rasoio…

“Io credo che con i Radiohead si sia un po’ esagerato. Ritengo «Kid A» e «Amnesiac» due album di ricerca se vogliamo relativamente innovativi. Mi riferisco al modo in cui Tom Yorke fa uso della propria voce ma anche per la cura dei video e dell’immagine. Non capisco però qual è stata la molla che ha fatto scattare questo fenomeno di culto planetario attorno alla band. La psichedelia alla quale attingono è relativa ai primi anni 70 quindi musicalmente non c’è nulla di nuovo”.

The Kings Of Limbs – dal mio punto di vista – è un disco senza senso: tu cosa ne pensi?

“Si però è dei Radiohead e allora è bello per forza. Un tempo esisteva la convenzione che sceglievi i Beatles oppure stavi dalla parte dei Rolling Stones. Al giorno d’oggi o sei un fruitore di musica intelligente e quindi ascolti i Radiohead, oppure sei out”.

Questa è l’ovvietà a cui mi riferivo…

“Una sera i miei amici hanno cominciato a parlarmi di “The Kings Of Limbs” ho risposto parlando di Mino Reitano”.

Nella musica succede spesso che un artista rifiuti parte del proprio passato. Se per esempio agli “Einsturzende Neubauten” provi a nominare “Feurio”, si alzano e se ne vanno. Eppure quella canzone è un manifesto autentico del gruppo tedesco. Ci sono cose che hai scritto in cui non ti ritrovi più?

“Apro una brevissima parentesi sui Neubauten: li ascoltavo quando ero giovane perché “si doveva”, adesso li ascolto perché mi piacciono.Rispondendo alla tua domanda… potrei dirti che, nonostante il grande successo, un libro come “SuperWobinda” adesso non riuscirei a riscriverlo; anche se sono contento di averlo scritto a suo tempo”.

Stasera a Parma cosa succederà?

“Non riesco a stabilire le cose prima, ho scritto davvero tanto nella mia vita, sia in prosa che in poesia e allora ho bisogno di essere lì e di sentire il pubblico. Diciamo che sarà una jam session personale. Quando con Montanari e Scarpa portavamo in giro “Covers” (Ed. Einaudi. Nella Galassia Oggi Come Oggi – Covers, 2001) ad un certo punto avevamo lasciato perdere la scaletta, questo perché non era possibile prevedere ciò che sarebbe successo sul palco”.

Il blog che tengo su “Il Fatto”, si chiama “9 canzoni 9 di … Marco Pipitone”: ad ogni cosa, situazione o persona, corrispondono nove canzoni ideali. Vorresti dirmi quali potrebbero essere le “9 canzoni 9 … di Aldo Nove”?

“Mmm… Vediamo. È difficile, sono talmente tante…Comunque ci provo”.

Heroin • Velvet Underground

http://www.youtube.com/watch?v=6xcwt9mSbYE

Computer Love • Kraftwerk

http://www.youtube.com/watch?v=ZtWTUt2RZh0

Hyper Ballad • Bjork

http://www.youtube.com/watch?v=gCtOMejTNKE&feature=fvst

Milano • Sigur Ros

http://www.youtube.com/watch?v=5LFYOdUa4Js

Horses • Patty Smith

http://www.youtube.com/watch?v=6xjkxYaUD9E

Frankie Teardrop • Suicide

http://www.youtube.com/watch?v=_5wJQkvSoOQ

Mongoloid • Devo

http://www.youtube.com/watch?v=GZDl_R8Zp2E

Down in the Park • Gary Numan

http://www.youtube.com/watch?v=fofzrDD8IG8

Sequenze e Frequenze • Franco Battiato

http://www.youtube.com/watch?v=-zqCn2JZ8lU