La tenuta Buranco del potentissimo senatore Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori Pubblici a Palazzo Madama, è affacciata in una delle zone più belle e protette del Belpaese, le Cinque Terre. Qui Grillo produce un ottimo vino, che rese famoso e fece entrare nella “leggenda politica” il suo buen ritiro ligure nell’agosto 2004 quando, proprio davanti a una bottiglia di Siacchetrà, venne sancita la pace tra Silvio Berlusconi e l’allora governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, a Palazzo Grazioli. Ma oggi, dopo la condanna in primo grado a 2 anni e 8 mesi per la scalata Antonveneta a carico del senatore, anche la sua tenuta finisce “infangata”. Per abusi edilizi. Due porticati, un forno, varie altre opere, un solaio e tre locali. Nel cuore del parco naturale delle Cinque Terre.

Certo, il potentissimo senatore che nella sua La Spezia fa il bello e il cattivo tempo, ha altri problemi cui pensare: pochi giorni fa è stato condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per la scalata Antonveneta. E, però, non gli faranno piacere i documenti appesi sotto gli occhi di tutti nel comune di Monterosso (l’albo pretorio è visibile anche sul sito internet del Comune), uno dei gioielli super tutelati delle Cinque Terre. A pagina 3 infatti si parla di opere “realizzate senza il permesso di costruire, in assenza di deposito e in difformità delle autorizzazioni paesaggistiche, in assenza di nulla osta o autorizzazione del Parco Naturale delle Cinque Terre, in difformità dall’autorizzazione in merito al vincolo idrogeologico”. Il documento del Comune di Monterosso è stato trasmesso ai magistrati della Spezia, alla Provincia della città ligure e al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

La notizia in un attimo ha fatto il giro del paese. E non solo. Perché Grillo è persona notissima da queste parti e perché in tanti – a cominciare dagli ambientalisti dei Verdi Ambiente e Società che da anni si battono per la tutela delle Cinque Terre – avevano puntato l’attenzione su alcune costruzioni della collina del Buranco. Gli atti del comune segnalano la “realizzazione di due porticati, la realizzazione di un forno, la manutenzione di opere esistenti, le opere di manutenzione straordinaria, la realizzazione di un solaio, di un battuto in cemento, di un parapetto” e soprattutto “la realizzazione di tre locali” per un trentina di metri quadrati.

Intestataria della proprietà, appunto, la società Buranco. Si chiama così lo splendido poggio di viti e ulivi a due passi dal mare comprato anni fa dalla società omonima che fa capo a Grillo che qui ha fissato il suo buen retiro. Quando è lontano dalle aule della politica e del potere il senatore viene da queste parti, su questa collina dove produce un ottimo vino.

La sua fama è legata a un pranzo che si tenne a palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, il 3 agosto 2004. Il Premier in quell’occasione siglò la pace con Antonio Fazio, presente il successore di Giulio Tremonti, Domenico Siniscalco. Artefice dell’incontro, si disse, proprio Grillo, il sostenitore di Fazio che per brindare all’accordo si presentò da Berlusconi con una bottiglia di vino delle Cinque Terre.

Ma quattro anni dopo la tenuta del senatore tornò agli onori delle cronache politiche: nel 2008 i giornali parlarono di un conto corrente con 650mila euro che Grillo avrebbe avuto in Liechtenstein. Nella lunga lista degli italiani con depositi nel piccolo paradiso fiscale al numero 155 risultava proprio il suo nome. Lui negò decisamente: “Smentisco categoricamente di essere titolare del conto. Confermo invece di non aver mai posseduto una cifra di tale enormità”. Grillo aveva spiegato di aver un unico collegamento con il Liechtenstein: la compravendita del terreno di Monterosso da un cittadino di quel paese. A Il Fatto Quotidiano risulta che il senatore del Pdl abbia aderito al concordato dell’Agenzia delle Entrate che gli ha consentito di evitare il contenzioso tributario. Oggetto: una somma di denaro depositata all’estero.

Subito prima di lui nell’elenco c’era anche il nome di un’altra spezzina del Liechtenstein: Angela Zattera, un architetto notoriamente vicino a Grillo come dimostrava anche l’agenda di Gianpiero Fiorani, l’ ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi. Su una pagina del maggio del 2005 è scritto un appunto del banchiere: “Da parte del senatore Grillo a Camogli il 26.5.03 per presentare l’architetto Zattera”. Anche l’architetto negò di essere lei l’intestataria del conto: “Sono cascata dalle nuvole, non ho conti all’ estero. Si tratterà probabilmente di un caso di omonimia. È una vicenda angosciante. Come clonano le carte di credito avranno usato il mio nome e i miei dati”. Zattera è anche la progettista del nuovo autosilos di Monterosso, un mega-garage da 300 posti auto (contestatissimo dagli ambientalisti) proprio all’ingresso del paese. A due passi dalla tenuta di Grillo.

Ma a camminare per i vicoli affacciati sul mare di Monterosso si scopre che le Cinque Terre sono ormai diventate un feudo del Pdl. Un po’ quello che era Capalbio per il centrosinistra dei tempi d’oro. Il clima è favorevole, anche quello politico: in Comune il centrodestra governa incontrastato. L’opposizione, caso più unico che raro, non c’è. Non si è nemmeno presentata alle elezioni.

La lista di parlamentari e giornalisti vicini al governo è lunga: a cominciare da Renato Brunetta (il suo rustico è stato oggetto di indagini della Procura della Spezia per un ampliamento, ma il ministro non è mai stato indagato e ha dimostrato la propria estraneità all’operazione). Ci sono poi ex onorevoli di Forza Italia e di An che hanno comprato un antico convento dominante su boschi e uliveti. Anche Maurizio Belpietro viene qui, da quando ha acquistato un appartamento sul lungomare in una splendida villa del Settecento ampliata pochi anni fa (prima dell’acquisto da parte del direttore di Libero).