Uno sciame sismico ha portato quasi 650 piccoli terremoti nel Montefeltro, tra Forlì e Cesena. Dalla fine di maggio, in quindici giorni, la zona continua a essere interessata da una sequenza di scosse, che sono arrivate fino a un massimo di 3,7 di magnitudo, ossia un’intensità di livello medio-alto. I terremoti sono stati sentiti anche dagli abitanti di Bagno di Romagna, Verghereto, e Santa Sofia.

“Dal 24 maggio – spiegano gli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia in una nota – l’area è interessata da un’intensa attività sismica che presenta le caratteristiche di sciame: non c’è una scossa principale con successive repliche, ma le scosse si distribuiscono in maniera casuale nel tempo”. Ad oggi la rete sismica nazionale dell’Istituto ha contato circa 650 terremoti, concentrati principalmente tra il 24 e il 28 maggio e tra il 3 e il 7 giugno. Il terremoto più forte (magnitudo 3.7) è del 25 maggio, poco dopo la mezzanotte.

Tutti i terremoti registrati hanno l’ipocentro abbastanza superficiale, localizzato tra 5 e 10 chilometri di profondità, e per questa ragione molti sono stati avvertiti dalla popolazione dei comuni di Bagno di Romagna, Verghereto, Santa Sofia. Secondo la mappa di pericolosità sismica compilata dall’Istituto e divenuta riferimento ufficiale dello Stato, la zona interessata dalla sequenza di questi giorni è da considerarsi a pericolosità sismica medio-alta. Secondo l’Istituto, la mappa di pericolosità rappresenta ad oggi lo strumento più efficace che la comunità scientifica mette a disposizione per le politiche di prevenzione che rappresentano la migliore difesa dai terremoti.

La zona dell’Appennino colpito dallo sciame non è nuova a questi fenomeni. “Sappiamo dalla storia – si legge ancora nella nota – che in quest’area possono verificarsi anche forti terremoti” .

Il 10 novembre 1918 un terremoto di 5.8 di magnitudo e con intensità fino all’VIII grado della scala Mercalli, coinvolse i comuni di Corniolo, Galeata, Isola, Mortano, e Santa Sofia.