Un fantomatico contatto skype, una serie di appunti sui giocatori da corrompere e il procuratore capo di Cremona, Francesco Di Martino che dice: “Il giro delle partite truccate in serie A è molto più vasto di quanto si pensi e dura da tempo. Penso che ci saranno nuovi indagati, ma che a oggi non esistono”. Questi gli elementi emersi durante gli interrogatori delle persone coinvolte nello scandalo del calcio scommesse. Scandalo che – secondo gli inquirenti – avrebbe tra i protagonisti principali l’ex bandiera di Lazio e Bologna, Beppe Signori. Per ora, da quanto emerge, una delle poche certezze confermate da più indagati è che qualcuno pagò per combinare la partita Inter-Lecce.

Contatto skype. Si chiamava Corvia, la gola profonda del calcio scommesse di serie A. Era un contatto skype da cui Massimo Erodiani, titolare di un’agenzia di scommesse, si faceva dare dritte sulle partite, garantite in quanto il fantomatico contatto diceva di essere un giocatore tesserato.

Questo è  quanto emerso dall’interrogatorio fatto dal pm di Cremona a Erodiani, finito in manette per lo scandalo delle partite truccate. E la cosa era già nota alla procura federale, dato che lo stesso Erodiani, stanco di far parte di questo giro di scommesse pilotate, ha dichiarato di aver stampato ogni dialogo effettuata con il suo contatto skype e consegnato alla procura ogni loro parola.

La procura federale sapeva. Nel testo delle loro lunghe chiacchierate via internet – i due non si sarebbero mai visti in volto – nessuna pretesa di denaro, ma garanzie gratuite sui risultati. Risultati che, però, a volte non arrivavano e che ha fatto insospettire lo stesso Erodiani al punto di fargli credere che dietro il fantomatico Corvia si nascondesse la figura del portiere del Benevento, Marco Paoloni e quello di un giocatore del Sassuolo.  Al punto di vuotare il sacco con la procura federale, già 20 giorni prima della bufera sollevata dalla Procura di Cremona.

Lo scambio di accuse. Ma oltre a Cassandre Avatar, la trama dell’inchiesta Last bet si infittisce con il rimpallo di responsabilità tra Massimo Erodiani e Beppe Signori, sottoposto ieri pomeriggio all’interrogatorio di garanzia da parte del Gip, Guido Salvini e il terzo uomo chiave dell’inchiesta, il commercialista Francesco Giannone. L’ex bomber del Bologna, infatti, avrebbe dichiarato agli inquirenti di non aver mai preso parte alla compravendita di partite. Signori, stando a quanto ha riferito il legale, Silvio Caroli, del calciatore, si è limitato a rispondere in merito all’incontro avvenuto a Bologna il 15 marzo tra lui e i suoi commercialisti Bruni e Giannone.

Il vertice a Bologna. “Quella sera”, ha raccontato Signori, “venni chiamato da Francesco Giannone e Manlio Bruni. Mi dissero che dovevo conoscere delle persone, senza specificarmi chi. Nell’incontro dello studio di via Bassi mi è stata fatta una proposta per corrompere i calciatori di Inter e Lecce. Io a quella proposta dissi di no, e non ho mai tenuto un quaderno (trovato a Signori durante una perquisizione ndr), ma ho preso appunti sulla proposta che mi veniva fatta dalle persone che poi ho saputo essere il titolare di agenzie di scommesse Massimo Erodiani e il calciatore Antonio Bellavista. Avrei dovuto pagare 40.000 euro. E non lo feci. Io che poi non ho mai scommesso cifre elevate, al massimo 3-400 euro”.

L’avvocato di Signori: “Giannone pagò”. Secondo quanto dice l’avvocato di Signori il finanziatore della combine casomai era Giannone, e non il suo cliente, Beppe Signori. L’ex capitano rossoblu sarebbe accusato anche di aver influito su un’altra partita, questa volta tra Atalanta e Piacenza. Secondo l’avvocato Caroli, “c’è una intercettazione chiarissima, 4 giorni dopo Inter-Lecce di una telefonata tra Giannone ed Erodiani in cui si capisce molto bene chi ha finanziato l’operazione, cioè lo stesso Giannone”.

Il quaderno dell’ex bandiera di Lazio e Bologna. Una versione smentita però dall’altro interrogato della giornata, Erodiani. Secondo il suo legale difensore, Giancarlo De Marco, sarebbe stato lo stesso Beppe Signori a mostrare il tariffario per corrompere i giocatori quel giorno a Bologna. Un documento tra l’altro trovato dopo una perquisizione in possesso dell’ex bomber, ma di cui spiega di averlo scritto sotto dettatura di Bellavista, ex capitano del Bari. Un rimpallo di responsabilità, dunque, ma che si terminerà con la stessa conclusione: domani, entrambi gli avvocati, chiederanno la scarcerazione dei propri assistiti.

Caterina Zanirato