Oggi ho un paio di cose da dirvi e non sono mai stata così contenta di poterle condividere con le persone che navigano su questo sito. Mi sento un po’ tra amici qui, anche quegli amici con i quali ti scontri brutalmente ma poi si finisce sempre con un sorriso e una pacca sulla spalla.
Inizio con una meravigliosa, divertente e azzeccatissima poesia scritta, dopo gli ultimi risultati elettorali, dal mio amico scrittore Gianni Ialongo (del quale vi consiglio caldamente l’ultimo libro* “Dov’è finito il signor B.?”):

La sora Vittoria

La sora Vittoria
di noi disgustata
sbattendo la porta
se n’era scappata.

Invan la cercammo
per monti e per mari.
Passarono gli anni
per noi sempre amari.

Ci giunse notizia
che un demone nano
l’avea incatenata
in un borgo padano.

Il fiero D’Alema
partì alla riscossa
ma cadde di sella
sbagliando la mossa.

Un Prodi guerriero
cercò la battaglia
ma tutto si perse
in un fuoco di paglia.

Bersani l’astuto
tentò la spallata
ma il demon con l’oro
comprossi un’armata.

Noi mesti e divisi
perdemmo memoria
perfin di sognare
la sora Vittoria.

Ma un vento gentile
soffiando impetuoso
travolse a sorpresa
il nano bilioso.

E un grido di festa
squarciò la nottata:
la sora Vittoria
è tornata, è tornata!

Parlando sempre di elezioni. Premetto che, come sapete già, sono di parte. E che sono stata contentissima che Pisapia abbia vinto a Milano, perché sicuramente non potrà fare peggio della Moratti e perché è un segnale più che positivo che anche la città natale del presidente del Consiglio si sia stufata di lui. Detto questo… come è possibile paragonare la vittoria di Giuliano Pisapia a quella di Luigi de Magistris? Come??? Luigi de Magistris ha corso da solo. Gli hanno voltato tutti le spalle, a cominciare dal Pd e da Sinistra ecologia e libertà per finire con molti esponenti del suo stesso partito (qualcuno si ricorda ancora del documento firmato contro Luigi, Sonia Alfano e Giulio Cavalli dove venivano chiamati, se non ricordo male, “traditori” per aver chiesto pulizia all’interno del partito?). Ed ora, tutti sul carro dei vincitori. Proprio due giorni fa leggevo di un post sul blog dell’onorevole Borghesi, quello che aveva denunciato de Magistris al direttivo del partito, intitolato “ed ora con De Magistris tornerà la legalità a Napoli!!!”. Come, non era un uomo da allontanare?

Ma passiamo oltre. Passiamo invece all’importanza storica della vittoria di Luigi. Passiamo all’energia, alla passione, alla positività, all’entusiasmo che si respirava nel suo comitato il giorno del ballottaggio, ma anche in tutti i giorni precedenti, dove si sono camminati centinaia di chilometri a piedi e in bicicletta per le vie di Napoli per far capire ai napoletani che un cambiamento era possibile. Passiamo ad un ragazzo napoletano, Marco Ceglia, conosciuto il 16 maggio scorso, che mi ha raccontato di essere tornato appositamente dalla Spagna, dove lavorava, per aiutare Luigi a diventare sindaco della sua città. A persone che si sono avvicinate a Luigi per “lavoro” e che sono rimaste anche dopo che il loro lavoro era finito, convinte da lui e dal suo staff, e dalle decine e decine di persone che lavoravano disinteressatamente per arrivare all’obiettivo comune.

Passiamo al giorno dello scrutinio. Al viso di Maria, 25 anni, che passava da lacrime di tensione a lacrime di speranza e alla fine di gioia, alle centinaia di telefonate arrivate al comitato in quelle tre ore, telefonate dai seggi miste a quelle di semplici cittadini che chiamavano per sapere se fosse vero, se fosse “vero che sta vincendo??” e “ma i dati di Mentana sono veri?!?”, ai passaggi trafelati di Tonia, 23anni, che veniva dalla sala stampa e che voleva, anche per poco, condividere quelle ore con i suoi compagni, alle urla di Cinzia, Sarah e Consuelo che non riuscivano a sentire la persona all’altro capo del telefono che provava a passare loro i dati dei seggi, agli abbracci tra sconosciuti ad ogni seggio vinto, per finire alla festa fatta in strada, con i vigili urbani che non sapevano da che parte guardare e con le macchine che, invece di infastidirsi, suonavano il clacson per festeggiare con noi. Un vecchietto è addirittura sceso dall’autobus che passava di là per venire a “saltare” con noi, per poi dirci, sorridendo: “Ora aspetto il prossimo bus. Sperammo ca ‘o sinnaco nuovo ‘e ffà passà cchiù ampresso!”.  Speriamo che il nuovo sindaco li faccia passare più velocemente.

Ragazzi. Giovani. Anziani. In una parola, società civile. Ci hanno creduto tutti, loro sì. Un po’ meno i partiti che hanno snobbato, forse per sfiducia, forse per paura del cambiamento drastico che avrebbe potuto portare, Luigi de Magistris. Quindi non mi si venga a dire che la vittoria di Milano sia paragonabile a quella di Napoli. Sono entrambe vittorie contro Berlusconi, contro il partito della spesa pubblica e, anche se non lo si vuole dire ad alta voce, un voto di totale sfiducia a questo PD. Ma a Napoli è stata anche la vittoria della politica che non scende a compromessi, che non si arrende allo status quo nazionale, che non si fa mettere i piedi in testa e che non si fa imprigionare nella teoria del voto al “meno peggio”.

E soprattutto, a mio parere, è stata la più grande dimostrazione che i napoletani non sono menefreghisti, camorristi, “terroni” e ignoranti. Ma che se si da loro la possibilità di scegliere, se si da loro la possibilità di una scelta credibile, la faccia – e la speranza – ce la mettono tutti. E sanno perfettamente cosa fare.

Per questo Luigi de Magistris ha vinto. Per questo la sua è stata una vittoria storica. Perché se davvero, come ha già iniziato a fare, riuscirà a far uscire una Napoli diversa, se davvero darà prova di come si può amministrare una città senza vendersi, facendo il bene dei cittadini e non delle tasche dell’amministrazione, allora avrà lanciato la scintilla di un fuoco che si espanderà necessariamente in tutta Italia, perché a quel punto saranno tutti i cittadini delle altre città a pretendere un sindaco come lui, a non accontentarsi più del “meno peggio”.

In bocca al lupo Luigi.

di Federica Fabbretti

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