Sono giorni complessi per la Rai.

Basta aver seguito le fibrillazioni di questi giorni e le polemiche con Fazio, Gabanelli e Floris sino ai nuovi palinsesti Rai senza Santoro per scoprire come l’intreccio tra la politica, i risultati elettorali, il (tentativo di) controllo del Governo e le naturali esigenze di spettacolo, di bilancio e di mercato, renda esplosivo l’ambiente dopo la fine del cosiddetto periodo di garanzia, in cui i network televisivi mostrano le loro capacità attrattive agli inserzionisti pubblicitari. Insomma, in questi 10 giorni si decide il futuro del servizio pubblico e in un Paese fortemente televisivo, questo non è semplicemente un affare per addetti ai lavori.

Per tutte queste ragioni mi sembra il momento migliore per lanciare un appello: paghiamo il canone Rai. In teoria non ci dovrebbe essere bisogno di dirlo, perché il canone Rai è una tassa, come tutte le altre, e dunque va pagata. E invece il canone annuale è da sempre stato considerato un contributo discrezionale. Il cittadino sceglie di pagarlo o meno sulla base del gradimento dell’offerta televisiva. A dirla tutta, questo atteggiamento è in realtà un alibi utilizzato dai disertori del canone per tenersi 100 euro in tasca camuffando questa vigliaccata come atteggiamento di opposizione allo status quo.

Berlusconi ha colto l’opportunità e non se l’è lasciata sfuggire: il suo Non pagate il canone Rai è esplicitamente un invito all’evasione fiscale, ma l’opinione pubblica non lo percepisce così proprio perché, da sempre, la tassa è vissuta come un balzello, come un contributo odioso perché sostiene un servizio che opera in un regime di concorrenza in cui Mediaset (ohibò!), è il principale competitor e non richiede alcun contributo per poter essere fruito. Insomma, perché pagare la Rai quando Mediaset mi fa vedere la Tv gratis? Forse è una forzatura, ma per me questa domanda è del tutto paragonabile a: “Perché rivolgermi alla Polizia quando posso sparare da solo?”

In questo trappolone sono caduti un sacco di italiani: chi di voi non conosce una persona che dice orgogliosamente di non pagare il canone? Quanti di questi si incazzano per la gestione personalistica del potere del premier? Quanti fanno battaglie contro l’evasione fiscale? Eppure, questo esercito di ‘evasori buoni’ contribuisce al successo berlusconiano e al progressivo disfacimento del senso di giustizia ed equità nel nostro Paese. Per due ragioni:

1. Se uno non paga una tassa, come può pretendere che gli altri (in particolare i grandi evasori) facciano lo stesso?

2. Se la Rai diventa una tassa discrezionale, perché non lo potrebbero essere le altre? Immaginate uno Stato in cui un cittadino non paga la Tarsu se il Comune non raccoglie l’immondizia dalle strade, o in cui si decide di decurtare una percentuale variabile degli obblighi previsti dalla legge sulla base della qualità percepita dei servizi pubblici: se do un 7 in pagella allo Stato, pago il 70% di quello che dovrei.

Questo meccanismo di contribuzione discrezionale, che rischia di diventare un paradigma culturale consolidato in Italia, è anche alla base della distruzione del bene comune: più si evade più si pagano le tasse, più si pagano le tasse più si evade. Questo porta a forme sempre più spinte di individualismo, al passaggio dallo Stato Sociale alla legge della giungla.

Paghiamo il canone Rai, paghiamo le tasse, tutti, e pagheremo meno tasse, tutti. E soprattutto potremo prendere gli evasori per i capelli, senza alcun tipo di vincolo morale. Altrimenti siamo come loro. E se proprio voglio oppormi all’assenza di pluralismo nel servizio pubblico esistono iniziative, come quella di AltroConsumo, che sta raccogliendo adesioni per una class action contro la violazione del contratto di servizio pubblico Rai: “Nel corso del 2010, la Rai è stata inadempiente agli obblighi di realizzare un’informazione libera, obiettiva e corretta. Altroconsumo indice una Class Action per garantire, a tutti gli abbonati Rai aderenti, un risarcimento per la lesione di diritti costituzionalmente garantiti.”

Se la class action dovesse andare a buon fine, sono previsti indennizzi fino a 500€ per chi vi ha partecipato. Ma per partecipare bisogna non aver evaso, naturalmente. Insomma, pagare il canone Rai è proprio una buona idea.